Scampoli del mio bazar/ Quella funivia nel medioevo dello sci

Un biglietto gratuito di andata e ritorno sulla funivia Torre de’Busi -Valcava era destinato a chi procurava quattro nuovi abbonamenti a una rivista di montagna. L’idea venne nel 1931 a un intraprendente editore che faticava a sbarcare il lunario. Valcava tra le province di Bergamo e Lecco fu a quei tempi una delle prime località sciistiche italiane. E’ posta sulla dorsale montuosa dell’Albenza, prospiciente la pianura bergamasca e brianzola. E’ uno straordinario belvedere. Nelle belle giornate, Milano oggi si staglia all’orizzonte con le torri di Porta Nuova e quelle altrettanto inconfondibili di City Life. In quel remoto 1931 c’erano in base ai bollettini regolarmente pubblicati sui giornali nella stagione invernale ben 80 cm di neve farinosa. Oggi in pieno inverno è già tanto se permane per breve tempo qualche lingua di neve ghiacciata. 

Frazione del comune di Torre de’ Busi, a 1200 m di altitudine sul crinale prealpino orobico tra il Monte Tesoro e il  Linzone, Valcava è nota soprattutto per essere un valico stradale che collega la Valle San Martino, e dunque la zona del Lecchese, con la Valle Imagna in territorio bergamasco, nonché per essere costellata da deturpanti ma indispensabilli installazioni radiotelevisive. 

In una cartolina del 1938 la vista mozzafiato fino a Milano…

Per l’appunto Valcava occupa un piccolo posto nella storia degli sport invernali e un po’ lo occupa anche nel bazar mnemonico di chi qui scrive. Fu tra le prime stazioni sciistiche della Lombardia e delle Alpi Centrali. Fu attiva fino ai tardi anni settanta, servita dalla storica funivia con le tendine agitate dal vento, aperta nel 1928. Quella funivia che concedeva biglietti gratuiti ai lettori di una rivista di montagna oggi defunta.

Mi dicono che a quei tempi il viaggio più breve ed economico per concedersi l’ebbrezza di una scivolata sulla neve era da Milano al Pialeral, ai piedi delle Grigne, passando per Lecco: 27 lire e 50 centesimi andata e ritorno, treno e corriera compresi. Le racchette da sci confezionate con fragili canne di bambù costavano ben 160 lire (un paio) e potevano durare appena lo spazio di un capitombolo. Gli operai riuniti sotto la bandiera rossa del Partito Comunista d’Italia non potevano concedersi il lusso di possedere simili racchette. Contro il “regime fascista affamatore” sfidavano manganelli e olio di ricino chiedendo, sul periodico clandestino “Pane e lavoro (o la testa di Mussolini)”, dieci lire al giorno di sussidio per tutti i disoccupati. Avevano ben altro per la testa.

Gelidi e affollati treni della neve venivano in ogni modo organizzati dalle Ferrovie dello Stato “per l’incremento degli sports invernali”. Gli attacchi degli sci erano irti di cinghie che a furia di serrarle provocavano seri principi di congelamento ai piedi. La “barriera della fatica” era di proporzioni titaniche per gli sventurati scialpinisti ai quali toccava infilare nello zaino, per necessaria precauzione, un attacco di ricambio insieme con la “borsa dei martelli”, completa di pinze e di cacciaviti, per provvedere alla sostituzione delle parti avariate.

Valcava venne dotata (era il 1936) di un trampolino per il salto con gli sci e successivamente di una manovia e uno skilift che giungeva sulla sommità del Prato della Costa, a 1400 m di quota. Dagli anni ’50, a fronte del progressivo deterioramento degli impianti e delle funi, l’esercizio della funivia divenne sempre meno remunerativo. Un impianto con nuova gestione poi, bene o male, ripartì. Funzionò fino al 10 marzo 1977 e feci in tempo a utilizzarlo per salire lassù con i miei Kastle dotati di lamine incassate. 

La funivia mi sembrò piuttosto traballante e ondeggiante… stavo per dire terrificante. Non erano ancora stati inventati cannoni per la neve programmata né battipista cingolati. La neve era un lastrone di ghiaccio, gli sci praticamente ingovernabili. Un tardo medioevo dello sci rimastomi però nel cuore con un pizzico di rimpianto. (Ser)

Valcava e il monte Linzone oggi con gli immancabili tralicci delle telecomunicazioni.

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