I vestiti inquinano, fateli durare di più

Ogni anno un cittadino europeo consuma 6 chilogrammi di vestiti, 6,1 di tessuti per l’arredamento e 2,7 di scarpe. L’impatto dell’industria tessile nei 27 paesi dell’Unione europea è stato oggetto di una ricerca dell’agenzia europea dell’ambiente (Eea). Il rimedio? Far durare di più i vestiti, specie quelli usati per fare sport e andare in montagna. Circa l’80 per cento dell’impatto è dovuto alla fase di produzione, il 3 per cento alla distribuzione e alla vendita, il 14 per cento all’uso (lavaggio, asciugatura e stiratura) il 3 per cento allo smaltimento e al riciclaggio. 

Secondo il rapporto citato, i tessuti naturali come il cotone hanno un impatto più basso rispetto alle fibre sintetiche come il nylon. L’inquinamento provocato da queste fibre non conosce confini. Come è stato riferito in questo sito, misurazioni effettuate in Austria, nei pressi dell’Osservatorio del Sonnenblick situato a 3.106 m sopra il livello del mare, evidenziano che ogni anno a quell’altitudine si depositano circa 42 chili di nanoplastiche per chilometro quadrato.

Prima di finire lassù tra le vette dell’Austria, alcune particelle percorrono fino a 2.000 chilometri. Insomma: dovunque voi siate attenti a come vi vestite. Per far durare di più i prodotti non c’è che un modo: promuovere una moda lenta (slow fashion) con capi d’abbigliamento senza tempo. Senza mai lasciarsi sedurre dall’ultimo modello di giacche a vento. A questo proposito, va ricordato che Walter Bonatti nella sua saggia preveggenza riservava alle gite con gli amici i vestiti vecchi e malandati (accuratamente conservati in un baule). Non era all’ultima moda ma era pur sempre impeccabile e dignitoso.

L’allarme per le plastiche vaganti non riguarda solo le montagne. Secondo il Wwf: entro il 2050 la plastica negli oceani sarà quadruplicata. Roma è la città più inquinante del Mediterraneo. Sono questi i dati emersi in un dossier realizzato dal Wwf, in collaborazione con l’Istituto Alfred Wegener per le ricerche polari e marine, nel quale si analizzano oltre 2.590 studi sull’emergenza, fornendo l’analisi completa degli impatti che tale emergenza sta causando sulle specie e sugli ecosistemi marini. Una vera e propria crisi planetaria secondo la definizione data dalle Nazioni Unite.

Commenta la notizia.