Archeologia e storia / Sui sentieri della Spina Verde

Camminare lungo i sentieri del Parco Regionale della Spina Verde e scoprire ciò che non ti aspetti. Innumerevoli sono in quest’area nella Como preromana le tracce di un passato lontano, testimonianze di civiltà profondamente radicate nel territorio come qui ci racconta Rosalba Franchi, scrittrice, esperta di vie storiche e appassionata escursionista.

Il primo incontro significativo è con la Via Oppidum Comum nell’abitato di Prestino, toponimo derivante dal latino prestinum, mulino. Anche se resta ancora incerta l’ubicazione precisa dell’area fortificata della Como preromana è assai probabile che sorgesse proprio nella zona collinare tra Breccia e Prestino, quartieri cittadini posti alle pendici del Monte Croce al limitare del comune di San Fermo della Battaglia.

I crinali meridionali della Spina Verde, caratterizzati da larghi terrazzi e ampi pianori, favorirono lo sviluppo di abitati riferibili alla cultura di Golasecca a partire dal XI secolo a.C., a cavallo tra la fine dell’età del bronzo e l’inizio dell’età del ferro.

La scelta di quest’area era dettata anche da altri fattori essenziali quali l’abbondanza di corsi d’acqua, la favorevole esposizione ai raggi solari, l’ottima visibilità sulla vallata sottostante. Il territorio affacciato sul lago dove sorse l’attuale città di Como era all’epoca paludoso e soggetto frequentemente agli straripamenti dei fiumi che lo attraversavano.

Seguendo la segnaletica che indica il Sentiero Protostorico n°11, da Prestino si raggiunge facilmente uno dei manufatti più significativi del sito archeologico. Si tratta della cosiddetta Camera Grande, la più vasta delle camere scavate nella roccia presenti nell’area. La struttura, di forte impatto visivo, sorge su un pianoro in posizione ottimale per l’esposizione al sole e la visuale sulla valle. La struttura meraviglia per le sue dimensioni: le tre pareti scavate nell’arenaria raggiungono l’altezza di 3 metri. Il taglio verticale nella parete di fondo e le canalette nel pavimento servivano per far defluire verso l’esterno l’eventuale acqua e l’umidità interne. Alcuni gradini intagliati nella roccia presumibilmente conducevano al piano superiore. A fianco della costruzione un sentiero portava a edifici di minori dimensioni i cui resti risultano oggi difficilmente leggibili.

Un breve percorso separa la Camera Grande dalla Fonte della Mojenca. Tra le numerose sorgenti della Spina Verde è l’unica a possedere una struttura monumentale di età protostorica. Incerta la sua datazione anche se presso la fonte sono stati rinvenuti frammenti di ceramica risalenti al V secolo a.C. che suffragherebbero l’ipotesi di un luogo di culto delle acque assimilabile alla cultura di Golasecca. La struttura, scavata nella roccia, ha una lunghezza di circa 18 metri con una galleria costituita da argini in pietra a secco ed una copertura orizzontale con lastroni di granito. Curiosa la denominazione dalla cui radice, forse di origine celtica, sarebbero derivati termini del dialetto lombardo (moia, moi per indicare “a bagno”) e di molte lingue europee.

La Camera Grande, uno dei manufatti più significativi del sito archeologico. Si tratta della più vasta delle camere scavate nella roccia presenti nell’area della Spina Verde. In apertura una veduta del lago di Como (ph. Vie Storiche)

L’abitato di Pianvalle è il sito archeologico più articolato del percorso. L’origine dell’insediamento risalirebbe al X secolo a. C. ma le strutture abitative rinvenute sarebbero da attribuire al VI-V secolo a. C., periodo di massimo sviluppo della Como preromana in cui fu importante il suo ruolo di collegamento commerciale tra l’area etrusca e l’Oltralpe. L’insediamento, di vasta estensione, comprendeva edifici per abitazione e strutture di servizio quali pozzi e canali di scolo oltre che campi e pascoli. Con le invasioni galliche e la successiva conquista romana perse progressivamente d’importanza e fu destinato a sepolcreto. Dopo la fondazione cesariana di Novum Comum nella convalle prospiciente il lago, divenne un quartiere periferico della città romana. 

L’abitato presenta due serie di strutture abitative, divise da una strada a gradoni e da una canaletta di scolo delle acque che corre parallela. Le abitazioni sono a base quadrangolare con fondazioni costituite da muretti a secco e pareti costruite presumibilmente con la tecnica del graticcio. La pavimentazione era in terra battuta o con ciottoli ricoperti di argilla cotta. 

Il percorso allestito attorno all’area permette di osservare anche una Roccia di notevoli dimensioni recante una serie di coppelle e alcune incisioni lineari che comprendono la ruota raggiata e una figura stilizzata di orante oggi irriconoscibile. Sulla parte superiore dovevano sorgere forse delle capanne mentre alla sua base sono emersi resti di una struttura in pietra utilizzata come fornace per metalli. Fra i materiali recuperati sono presenti alcune matrici di fusione oltre che abbondanti scorie ferrose e bronzee.

Da Pianvalle si poteva salire fino al crinale della Spina Verde per controllare i transiti sulla via Regia che collegava Como a sud con Milano e a nord con i valichi alpini. Un agevole percorso che oggi ci permette di raggiungere punti panoramici con ampie viste sul lago e le montagne circostanti. Su un colle poco lontano, in posizione strategica, sorgeva una fortificazione utilizzata anche in epoca romana come avamposto militare oltre che luogo di controllo viario e daziario. Denominata Baradello (dal celtico bar o barrus, luogo elevato) fu successivamente oggetto di varie trasformazioni e ampliamenti. La storia di Castel Baradello è strettamente legata in età medioevale alle lotte tra Como e Milano e a Federico Barbarossa che lo rafforzò con la costruzione di una poderosa torre quadrangolare, attualmente la struttura meglio conservata dell’articolato complesso difensivo. La sua massiccia mole, scelta come simbolo del Parco della Spina Verde, è ancora ben riconoscibile dal lago e dalla città di Como.

Rosalba Franchi

Castel Baradello, la cui storia è strettamente legata in età medioevale alle lotte tra Como e Milano e a Federico Barbarossa che lo rafforzò con una poderosa torre quadrangolare (ph. Vie Storiche)

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