Messner e il lato buono della pandemia

In questa pandemia MountCity ha sempre cercato di tenere uno standing alto d’informazione sull’argomento. Non meno di 60 articoli su montagne e coronavirus sono stati postati durante i primi mesi di emergenza sanitaria: un mini dossier che forse potrà costituire un riferimento per quanti vorranno tornare sull’argomento con altri mezzi e strutture. E’ stato pubblicato l’8 maggio 2020 e lo si può facilmente recuperare nel sito.

La sfida in questa recente fase della pandemia è stata di riuscire a promuovere un nuovo equilibrio imparando a convivere con un margine di indeterminazione. Attraversare il tempo del post-Covid comporta, cioè, l’imparare a convivere con l’angoscia. In questa difficile traversata può esserci d’aiuto il pensiero di Reinhold Messner.

“Capisco paura e disperazione”, spiega Messner, “ma io vedo che in questo tempo sta succedendo anche molto di buono. Nei masi, i contadini e gli animali sono tornati tranquilli. Si muovono poco, come una volta. Gli uomini riprendono in mano gli attrezzi dei padri. Vengono riaccese le stufe a legna. Le bestie aspettano il caldo e i suoi fiori”.

“La pandemia in montagna”, dice ancora Reinhold, “suggerisce che dobbiamo imparare qualcosa di più profondo dalla natura. L’uomo vive sulle Alpi da 5 mila anni. Continuerà a farlo e questo shock subìto ci può aiutare. Da decenni usiamo le gambe solo per frequentare posti affollati, meglio se alla moda. Il virus ci sta dicendo che sulla terra siamo troppo concentrati. Per me la libertà è questo, spingersi senza aiuti dove si è soli”. 

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