Battesimo in Carnia per il villaggio degli alpinisti

Salgono a 6 i Villaggi degli Alpinisti (VDA) in Italia. Dopo la Val di Zoldo (Dolomiti bellunesi), Mazia e Longiarù (Alto Adige), Triora (Liguria) e Balme (Piemonte), alla famiglia delle località alpine immerse nella natura, prive di strutture impattanti e caratterizzate dal permanere di tradizioni mantenute vive dalla popolazione, si aggiunge ora Paularo. Il territorio del comune si trova in Carnia orientale, in una valle denominata Valle d’Incarojo o Val Chiarsò o Valle di Paularo, compresa tra i 400 e i 2.199 metri. La vallata è stata ammessa a questo circuito internazionale (di cui al momento fanno parte 36 località tra Austria, Italia, Slovenia, Svizzera e Germania) che promuove uno sviluppo sostenibile delle aree montane, incentivando forme di turismo sempre più rispettose dell’ambiente.

I VDA, che nascono da un progetto del Club alpino austriaco a cui oggi partecipa anche il Club alpino italiano, sono piccole località montane che sono riuscite a conservare le loro meraviglie naturali e culturali e che intendono impegnarsi in maniera consapevole per un futuro sostenibile. “Grazie a chi ha offerto questa occasione alla nostra comunità e a chi ha lavorato affinché fossero riconosciute le qualità di Paularo”, ha detto il sindaco di Paularo Marco Clama. “Un ringraziamento va al Cai e in particolare alla Sezione di Ravascletto, che due anni fa aveva proposto all’amministrazione questo importante percorso. Importante il supporto dell’Università di Udine, che ha collaborato con il Comune e la Sezione Cai nell’iter progettuale. Il riconoscimento del marchio rappresenta una prova delle ottime qualità naturali, paesaggistiche, culturali e alpinistiche di Paularo che attraverso boschi, malghe, pascoli e sentieri offre ai visitatori scorci e itinerari unici”.

“Sono soddisfatto di aver fatto passare il concetto che la vallata di Paularo è un patrimonio da preservare in modo responsabile”, dichiara a sua volta Onorio Zanier, presidente della Sezione Cai Ravascletto. “Gli amministratori e la comunità sono consapevoli di ciò che il nostro territorio può offrire, puntando ad un modello di sviluppo capace di valorizzare le tante risorse che già possediamo, anziché copiare modelli di sviluppo turistico che spesso trasformano le montagne in luna park”.

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