Rustiche nobiltà alpine / La famiglia De Rodis

Enrico Rizzi ha ripercorso in un libro la storia di un prestigioso casato alpino, i Rodis della Valle Antigorio. Il Comune di Premia ha deciso di regalare in occasione del Natale 2021 il volume a tutte le famiglie. La storia della famiglia De Rodis è legata alla valle di Premia. E’ una storia di cavalieri e dame, abati e vescovi appartenuti a “un’antica dinastia di rustica nobiltà alpina” come la definisce Rizzi che da tempo ne studia le travagliate vicende. “I De Rodis e Premia. Una dinastia e una valle nel Medioevo” è il titolo del libro della cui pubblicazione dà l’annuncio Paolo Crosa Lenz nel suo mensile “Lepontica”. Ne pubblichiamo il testo per gentile concessione dell’autore.

L’alta Val d’Ossola si incunea tra il Vallese e il Ticino svizzeri, delimitata dalle linee di cresta spartiacque che si movimentano in montagne nobili e austere. Come tutte le montagne, non sono solo “nude e fredde rocce”, ma vivono una loro vita storica per ciò che gli uomini danno a loro e da loro prendono. Premia è un “villaggio di passo” che non ha la notorietà della Val Formazza, di Devero, di Veglia. Recentemente un centro termale funge da richiamo. 

La storia di Premia è tuttavia fatta di coordinate attuali: il confine e il passaggio, la frontiera e il superamento di essa, il confronto e lo scontro, la partenza e il ritorno di gente “tenacemente amante de’ suoi monti”.  Pochi giorni fa, l’amico storico Enrico Rizzi ha dedicato un bel libro (“I de Rodis e Premia”, Grossi, Domodossola, 2021) che racconta la storia di una famiglia feudale alpina negli ultimi tre secoli del Medioevo.  Il libro è interessante in quanto illumina un periodo di “Alpi aperte”, prima della chiusura imposta dalla piccola età glaciale nei secoli successivi. 

Scrive Rizzi: “De Rodis, un’antica dinastìa di rustica nobiltà sbocciata in un angolo dell’Ossola, nella valle di Premia. Una storia di ‘valvassori imperiali’, di cavalieri e di dame, di uomini d’arme e di vescovi, di podestà e di abati, di governatori di valli lontane e di gentildonne votate all’assistenza dei pellegrini, di intraprendenti mercanti, di colonizzatori alpini… Una storia di strade che risalgono le valli e i passi e s’intrecciano tra loro.”

L’ospizio di San Bernardo (il monumento esiste ancora) ospitava i pellegrini che dall’Europa centrale, attraverso l’alto valico del Gries, scendevano a Roma e poi tornavano a casa. Un Medioevo “in cammino”. 

Racconta una cronaca: “La gioia dell’arrivo all’ospizio, l’apparizione improvvisa della chiesetta di pietra tra il verde dei faggi, sotto il cielo cristallino in un anfiteatro di monti. La gioia, dopo aver provato la fatica del viaggio, che coglieva lungo il sentiero il corteo serpeggiante dei pellegrini. La campana dell’oratorio che suonava a perdifiato dopo il silenzio dell’inverno, ma appena riusciva a incrinarlo il grande silenzio che colmava la valle”. 

Paolo Crosa Lenz

da Lepontica / 15

gennaio 2022

Per info e suggerimenti: crosalenz@libero.it

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