L’amaro tramonto dei giornali di montagna

Ve ne eravate accorti? Quelli che raccontano la montagna sui giornali a larga diffusione e ne parlano e scrivono non hanno più tribune giornalistiche e nessuno o quasi li invita a quelle televisive. La verità è che la montagna attira e offre infinite occasioni di approfondimenti ma non va più d’accordo con la carta stampata. Del resto, le edicole nelle città spariscono e l’unica pubblicazione specializzata “laica” che cerca di farsi largo in questo deserto è il bellissimo “Meridiani Montagne” della Domus con le sue firme illustri e con Paolo Paci al comando. 

Una storica testata, una delle tante di montagna che hanno interrotto le pubblicazioni.

“Giornaloni” come La Stampa, il Corriere, La Repubblica, il Giornale hanno abolito le pagine sulla montagna che un tempo comparivano settimanalmente e spedito i titolari (occorre fare nomi?) sul web nelle edizioni regionali. Unica eccezione, sulla Repubblica cartacea figura degnamente anche se saltuariamente la firma  prestigiosa dello scrittore Paolo Cognetti. Merito però del Premio Strega che si aggiudicò qualche anno fa.

Fanno fatica a sopravvivere purtroppo anche i giornalini di montagna, portavoci di piccole comunità alpine. Dopo oltre 50 anni, si apprende che ha interrotto le pubblicazioni “La Vous et’ Chastelmanh”, edito e stampato dal Centro di cultura occitana “Detto Dalmastro”. A fondarlo, nel luglio 1970, appena eletto sindaco di Castelmagno, fu il giornalista de La Stampa Gianni De Matteis, primo direttore responsabile del “giornalino”, affiancato da Giuseppe Garnerone (poi sindaco), Silvio Einaudi, Giorgio Amedeo e Dino “Matot” Donadio (poi amministratori comunali). 

Dal 1970 “La voce di Castelmagno” regolarmente e periodicamente raggiungeva i castelmagnesi, residenti o emigrati e gli amici di Castelmagno in tutti i Continenti. La tiratura è o per meglio dire era di circa 1500 copie. Era stampato in proprio con il sistema CopyPrinter. Riportava puntualmente tutte le notizie che riguardano il paese e che interessano la grande famiglia dei lettori, nonché interventi di storia e cultura occitana. Viveva grazie alla solidarietà dei lettori e al lavoro volontario della redazione. Addolora davvero dover dire addio a “La Vous”.

Va detto però che sui grandi temi dei beni culturali e ambientali anche in passato si esercitavano in pochi sulla stampa: Antonio Cederna, sul Corriere e poi su Repubblica (con più fatica), Mario Fazio sulla Stampa, Vito Raponi sull’Avanti!, Alfonso Testa su Paese Sera, Vittorio Emiliani prima sul Giorno e poi sul Messaggero (più recentemente sull’Unità di Colombo, Padellaro, Sardo e Landò). Non soltanto questi benemeriti giornalisti scrivevano e denunciavano, ma quei loro articoli divenivano la linea stessa del giornale. Cos’è rimasto? Quasi nulla. Gli specialisti, non di rado alpinisti essi stessi, non possono più scrivere o in base alle strategie aziendali li fanno scrivere sempre meno. Ma perché mai nessuno al Cai e non solo al Cai solleva questo problema di fondo? (Ser)

Una vignetta tratta da “La Vous et’ Chastelmanh”. In apertura una veduta del pittoresco borgo piemontese.

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