Cani, solo istinto? Il sacrificio dell’eroico Barry

Come ormai tutti sanno North, un cane Alaskan Malmute, è stato vicino al suo padrone caduto durante un’escursione e ne ha evitato l’ipotermia finché sono arrivati i soccorsi. Una notizia che ha sollevato molto interesse sui social e non solo. Era il 1°gennaio, Capodanno. L’intrepido North lo ha fatto solo per istinto e tornaconto personale o c’era un sincero sentimento d’affezione verso il padrone?

Ci sono differenti pareri in proposito. In “Fatti di montagna” compare una tesi piuttosto provocatoria: i cani sono amici dell’uomo ma solo per interesse. L’istruttrice cinofila professionista e laureata in psicologia Anna Randazzese offre invece una lettura “professionale” di questo tipo di situazioni. “È sicuramente un errore”, dice, “attribuire intenzioni e sentimenti ai cani come fosse ovvio, ma non si può nemmeno essere certi del contrario. Ritengo un po’ cinico e anche scorretto dire che il cane sta vicino all’uomo per mero opportunismo: io credo che il sentimento ci sia, poi che di volta in volta quello che spinge il cane a comportarsi in certi modi possa essere anche per il proprio bene è certo. Nelle specie sociali la sopravvivenza del branco è vitale e la difesa dei compagni è funzionale anche alla propria. Anche le madri umane però sono progettate per difendere i figli affinché la propria impronta genetica venga mandata avanti, questo non significa che le mamme umane non amino i propri figli. Direi che i sentimenti sono una conseguenza di finalità genetiche ancestrali, ma questo non significa che non esistano”. 

Andrebbe citata a proposito di sentimenti canini la leggenda di Barry, capostipite dei cani San Bernardo, che perse la vita per soccorrere un viandante sepolto da una valanga. Come si racconta in “Samaritani con la coda” (Priuli&Verlucca, 2005) un particolare insegnamento emerge da questo cane con estrema chiarezza. Se quello che ha scoperto è un uomo ancora in vita, come risulta inequivocabilmente dall’affanno percepibile, Barry dovrà trascinarlo al sicuro più in fretta che può. E’ il suo compito, il suo dovere. Se l’impresa è superiore alle sue forze, non gli resta che una soluzione: sdraiarglisi sopra per riscaldarlo con la sua pelliccia, e passargli più e più volte la lingua sul volto, quasi a volergli restituire la vita anche attraverso la preziosa e “divina” saliva. 

La manovra di Barry riesce alla perfezione. Sotto la sua calda e morbida pelliccia l’uomo si rianima. Ma anziché provare sollievo sgrana gli occhi in preda al terrore. Nella sua mente obnubilata dalla sofferenza tutto quel pelo che gli si agita addosso non può che appartenere a un essere mostruoso. Un lupo o più probabilmente un orso. Cerca allora affannosamente il suo pugnale rimasto sepolto nella neve, lo trova e colpisce una, due, tre volte quell’ombra per lui mostruosa, accecato dal terrore. E’ così che Barry entra nella leggenda. Il suo sacrificio dovrebbe dunque chiarire ogni dubbio sui sentimenti dei cani e il loro senso del dovere. (Ser)

In apertura Barry esposto al Museo di storia naturale di Berna (Lisa Schäublin/NMBE)-

One thought on “Cani, solo istinto? Il sacrificio dell’eroico Barry

  • 26/01/2022 at 17:44
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    Cito un’aforisma” Se un essere umano è ben educato potrebbe diventare il miglior
    Amico del cane”

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