Letture / Il “ritorno ai monti” di Messner

A mezzo secolo dalla prima edizione esce “Ritorno ai monti” (Exploits, 140 pagine, 18 euro), il primo libro di Reinhold Messner: un libro-manifesto che ha ispirato generazioni di alpinisti in un’edizione riveduta dall’autore e con nuove fotografie per la collana Exploits che compie cinquant’anni.

“Questo libro è stato pubblicato più di cinquant’anni fa, poco dopo la tragedia del 1970 sul Nanga Parbat in cui perse la vita mio fratello Günther. Su quella vet­ta non mi era venuto a mancare il senso della vita, ma l’equilibrio interiore… Ero alla fine del mondo ed ero rimasto solo e sperduto”. Così Reinhold Messner rac­conta la genesi del suo primo libro. 

Il “Ritorno ai monti” del 1971 è stato, per il giovane Messner (allora ventisettenne), un momento ca­tartico di scrittura con cui recuperare l’equilibrio i e valori perduti. Ma ancor più per il mondo alpinistico di allora, e per la letteratura di montagna, è stato un momento di rottura. 

“Erano gli anni in cui ancora risuonavano le pa­gine eroiche e superomistiche di Bo­natti, Desmaison, Rébuffat, i récit d’a­scension ricchi di pathos e tempeste”, è il commento di Paolo Paci. “Messner invece scrive di una montagna esistenziale ed ecologica ante litteram, un alpinismo gestuale e istintivo, felice, fine a se stesso. Alternativo al consumi­smo imperante, alle leggi del profitto, alla mediocrità del vivere cittadino. Ed è proprio Messner a ridefinire per primo la pratica alpinistica come mezzo per tornare a una condizione umana che un tempo era ovvia e naturale: alla sempli­cità e all’essenzialità della vita. L’ecolo­gia, anzi ‘la cura per la montagna’ e per i compagni di avventura sottendono a tutto il racconto del futuro conquista­tore di 8000, ed è sempre un piacere rileggere le prime avventure sull’Ortles, sulla Marmolada, sulle Droites, sul Sass dla Crusc, dove il giovane Messner ri­trova il senso del lavoro creativo, della prova superata e dell’opera compiuta, e tale sensazione è di per sé un motivo di felicità”. 

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