Quei treni della neve disertati

“Finalmente ripartono i treni della neve, con un’offerta da non lasciarsi sfuggire”. Questo è stato alla fine dell’anno scorso l’annuncio della Regione Lombardia, con la precisazione che dal 4 dicembre 2021 al 10 aprile 2022 i convogli si sarebbero diretti verso alcune delle più rinomate località sciistiche della regione. Non era però possibile prevedere che per l’alto numero di assenze di capitreno e macchinisti dovute alla pandemia, da lunedì 10 a domenica 16 gennaio il servizio ferroviario sarebbe stato parzialmente rimodulato.

Da non lasciarsi sfuggire dovrebbe essere anche l’offerta dei treni della neve in Piemonte. Che per ora invece si è rivelata un flop. Una media di poco più di 15 passeggeri è stata registrata all’inizio di gennaio su ciascuna delle tre corse del mattino del servizio gratuito attivato dalla Regione, quando il treno ne può ospitare 290. Sono stati definiti impietosi sul quotidiano La Stampa del 9 gennaio i numeri dei treni della neve che l’ufficio turistico di Limone ha aggiornato dopo un monitoraggio quotidiano iniziato il 27 dicembre e proseguito nel periodo delle festività. 

Può sorprendere in piena transizione ecologica lo scarso favore ottenuto dai convogli con cui prese avvio in Italia il turismo popolare di massa e si instaurano abitudini, condivise su tutto il territorio nazionale (ma solo a supporto delle città più grandi): come la gita fuori porta, il fine settimana al mare e ai monti, la gita di Ferragosto o il menù turistico a prezzo fisso. 

Non che ai tempi del fascismo questi convogli godessero di particolari favori. Vale la pena di rileggere (“Scarpone e moschetto” di M.e R. Serafin, Centro Documentazione Alpina, 2002) la cronaca del viaggio in treno di un alpinista infastidito da una comitiva di scavezzacolli. Il viaggio, che inizia con un pacato conversare, tra scambi di idee escursionistiche, ricordi e racconti di gite, si rivela una discesa in gironi infernali popolati da una gioventù scostumata su cui nessun effetto hanno evidentemente i “fogli disposizioni” del presidente del Cai, le massime scritte e ripetute dovunque e di continuo, l’invito del segretario del partito Achille Starace a non cantare “canzoni o ritornelli che non siano quelli della rivoluzione” e a “non invocare ritmicamente altri, che non sia il Duce”.

Questi sono i precedenti, non che oggi sui treni viaggino soltanto gentiluomini. Ma resta da capire come mai gli sciatori del terzo millennio siano così restii a utilizzare i pur confortevoli treni della neve. (Ser)

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