Il futuro secondo Buzzati

Come cambieranno, se cambieranno, le montagne del futuro? “Fatti di montagna” se lo è chiesto come ben sa chi segue questo interessante sito proponendo un’immaginaria scorribanda tra le bollicine del Capodanno 2052 in una località delle prealpi lombarde. Sul tema si sono esercitate diverse penne, alcune delle quali illustri. Ma nessuna probabilmente più fertile di quella che fu di Dino Buzzati (1906-1972), bellunese, grande amico della montagna, alpinista provetto.

A proposito di futuro. Nel 1966, Buzzati scrisse un racconto in cui immaginava, dopo essere stato ibernato su richiesta del suo direttore che voleva per il Corriere un reportage sul futuro, di ridestarsi nella Milano del terzo millennio.

Lo scrittore trova dunque una città cambiata ovunque, tranne che alla Scala. Dove, tuttavia, si registra una grande novità, i teletini: “Si tratta di un malcostume diffuso da pochi mesi in seguito a certi telefoni-televisori tascabili con i quali è possibile parlare e vedersi entro un raggio di trenta chilometri. Una moda diventata una sorta di frenesia. Le donne passano intere giornate a chiacchierare e a spettegolare con le amiche fornite anch’esse di teletini“. Non è forse questa la frenesia in cui si dibattono le generazioni odierne, schiave dei loro smartphone?

Il passaggio si trova nel racconto “Cronache del 2000”, tratto dalla raccolta “Lo strano Natale di Mr. Scrooge e altre storie” (Arnoldo Mondadori Editore, 1990). Era più che giusto ricordare questo passaggio nel giocare a rimpiattino con le montagne del futuro, e anche un modo doveroso per ricordare ai posteri che insuperabili furono le cronache fantastiche di Dino Buzzati.

Ma potremo mai noi blogger del terzo millennio misurarci con uno scrittore geniale e inarrivabile che non ha esitato a denunciare il calo d’interesse per le conquiste alpinistiche himalayane alle quali attribuiva il torto di avere ucciso il fascino di certe vette invano corteggiate da generazioni di alpinisti? E pensare che qualche cronista “specializzato” è convinto ancora oggi, nel terzo millennio, forse per compiacere amici alpinisti e sponsor, che queste conquiste a quota ottomila interessino ancora a qualcuno! (Ser)

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