Atlante inutile del mondo (2) / Geografia e tendenze antiscientifiche secondo Marcarini

Cento luoghi che “non” hanno fatto la storia sono descritti nell’”Atlante inutile del mondo” di Albano Marcarini appena pubblicato dalla Hoepli di cui si è riferito il 4 dicembre 2021 in MountCity. Su questo repertorio di anomalie geopolitiche che raramente hanno lasciato un segno nella geografia MountCity pone ora una serie di domande all’autore, che gentilmente accetta di chiarire alcuni punti di quest’opera insolita e appassionante nata nella sua factory. Un libro affascinante e da non perdere, specie in questi tempi di strenne natalizie.

L’intervista

Ci sono forti tendenze antiscientifiche nella società attuale e il prestigio della scienza e la fiducia in essa stanno diminuendo velocemente. A sostenerlo è il premio Nobel Giorgio Parisi. Non credi, carissimo Albano, che definire inutile il tuo atlante sia un curioso modo per irridere la scienza?

“La tua domanda va ben oltre le aspettative di questo lavoro che non ha affatto la pretesa di sminuire la credibilità della/e scienze. Anzi non vuole neppure entrare in un dibattito assai pericoloso e divisivo. L’obiettivo di questo Atlante è di incuriosire e divertire chiunque ami la geografia e ancor più la cartografia. Inoltre mi chiedo se davvero la geografia, almeno la branca ‘umana’ della geografia, si possa considerare una scienza. Mi piace invece pensarla come una narrazione. Temo che la difficoltà di apprendere la geografia nelle nostre scuole si debba implicare al modo elencativo e asettico con cui abbiamo mandato a memoria fiumi, monti, capitali, prodotti principali, vie di comunicazione ecc. E forse è uno dei motivi dell’attuale emarginazione della geografia nei programmi scolastici. Credo che dietro, o dentro, ogni montagna, indipendentemente dall’importanza della sua altitudine, ci siano storie da raccontare. Così come lungo i fiumi, negli Stati e nei territori. Oggi possiamo scrutare ogni angolo del globo grazie a Google Maps, fino a dettagli impudici, ma nessuno riesce ancora a dirci cosa c’è sotto ogni frame. Il modesto obiettivo di questo Atlante è proprio di scavare per fare emergere il lato B degli oggetti geografici”.

Sempre Parisi nota che stiamo entrando in un periodo di pessimismo sul futuro e risulta che siano i giovani a manifestare maggiore pessimismo. Quale messaggio ti piacerebbe che scaturisse dal tuo libro?

“Giusto quello di riscoprire la geografia come il ‘racconto del mondo’. Mai come oggi siamo al cospetto di avvenimenti di portata globale che implicano conoscenze territoriali vaste e approfondite. Esserne coscienti significa essere un passo avanti anche nell’assumere decisioni. Mi sono sempre stupito dell’ignoranza e degli svarioni geografici di nostri certi politici”.

Una curiosità. Con quali criteri hai potuto individuare “100 luoghi che non hanno fatto la storia?

“Con la ricerca bibliografica e con la paziente ricerca sulle tavole di vecchi atlanti di indizi sospetti, di toponimi strani, di linee confinarie astruse, di bizzarri fatti naturali. Sono luoghi che ti attraggono come una calamita e una volta individuati si tratta di scavare, come un cane per i tartufi, per far emergere le loro storie. Indagini e riscritture di memorie, magari dimenticate o forse trascurate perché furono il risultato di sogni mai realizzati o perduti nella loro follia. Indicativo, ad esempio, la tavola 81 che mostra il progetto di quel magnate americano che volle costruire una ferrovia attraverso il Mar dei Caraibi per collegare la Florida con l’isola di Cuba. Oppure la tavola 61 che parla di una terrificante e abbandonata città del petrolio (Oil Rocks), un’enorme distesa di piattaforme petrolifere collegate da precarie impalcature nel mezzo del Mar Caspio dove vissero e lavorarono fino a 5000 operai. Sottolineo anche l’importanza delle tavole cartografiche che ho disegnato per questo Atlante. Sono fondamentali. Intanto perché il libro si possa definire ‘atlante’ e perché sono, a mio avviso, i ‘fumetti’ della geografia, ovvero la raffigurazione grafica e soggettiva (mi auguro che non vi sia ancora qualcuno che ritenga la cartografia una pratica ‘oggettiva’!) della morfologia terrestre e delle sue trasformazioni antropiche”.

Non ti nascondi come autore qualche “lieve ambiguità”. Nel tuo atlante sostieni che può riuscire difficile distinguere il vero dal falso. Puoi farci qualche esempio?

“Questo è stato il divertimento che mi auguro di condividere con il lettore. Alcune situazioni sono talmente paradossali che è difficile credere siano avvenute davvero, al punto che dare loro una patente di credibilità diventa inutile, appunto, ed è per questo che lascio al lettore il dubbio. Qui davvero la realtà ha di gran lunga superato la fantasia. Vorrei a questo punto suggerire alcune tavole che potrebbero incuriosire il lettore di Mountcity. La Tavola 14 con l’annosa vicenda del confine italo-francese del Monte Bianco che ha avuto un’eco anche a Propaganda Live de La7 ed è entrata anche in un recente racconto del commissario Rocco Schiavone. La Tavola 15 che narra del Monte Castellana dalla cui vetta ‘si può scorgere il mondo intero’, o la 45 sull’incredibile vicende del Monte Iseran, esistito solo nella fantasia dei cartografi piemontesi. O ancora la 34 dove si racconta la melanconica vicenda dell’Hôtel Belvédère, al ghiacciaio del Rodano per finire con la 98, relativa al Mount Hopeless, in Australia, il cui solo nome ne lascia già prefigurare il destino”.

Come ti è venuto in mente di realizzare questo che definisci “un repertorio cartografico di anomalie geo-politiche passate e presenti”?

“Be’, per la mia sconfinata passione per la geografia e ancor più per le carte geografiche. Sono cresciuto a ‘pane, nutella e atlante’ e – ahimé – i risultati si vedono. Sono stato anche afflitto da ‘cartofagia’, ovvero essendo cosciente di non riuscire a impossessarmi del tutto dei contenuti di una mappa, ho anche cercato di mangiarne degli angoli. A scuola la mia prima poesia mandata a memoria fu l’Indice dei nomi dell’Atlante Geografico Baratta-Visintin De Agostini. A casa, da piccolo, rovinai irreparabilmente la collezione di carte del XVIII e del XIX secolo di mio padre perché con un pennarello nero pesante mi ero convinto che, senza autostrade e ferrovie, si dovessero aggiornare! Se vuoi posso continuare…”

Nella guida alla consultazione del tuo atlante fai riferimento alla parte “Come arrivare” posta in fondo al volume. Chi pensi che possa essere interessato a recarsi in luoghi che “non” hanno fatto la storia?

“Assolutamente nessuno e sconsiglio vivamente di seguire i suggerimenti forniti dall’Atlante. Anche se a leggerlo ci sono situazioni che mettono indubitabilmente voglia di pigliare su lo zaino, anche solo per desiderio di curiosità. Alcuni luoghi sono irraggiungibili per un semplice turista o richiedono costi di viaggio che pochi si potrebbero permettere. Altri, quelli della sezione Italia, sono più accessibili e meno pericolosi e forse in questo caso il ‘Come arrivare’ ha un suo senso. Per il resto è sufficiente viaggiare seduti in poltrona”.

Risulta dalle tue note biografiche che percorri ogni anno centinaia, talvolta migliaia, di chilometri alla scoperta di luoghi che nessuno ricorda. Puoi svelarci, per concludere, quale potrebbe essere una tua prossima meta? 

“L’Atlante presenta 100 luoghi ‘che non hanno fatto la Storia’. In realtà ce ne sarebbero almeno un altro migliaio. Dunque puoi ben capire a cosa sono in procinto di lavorare”. (Ser)

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