Atlante inutile del mondo (1) / Le anomalie che la storia ignora

Un repertorio di anomalie geopolitiche che raramente hanno avuto un posto nella storia o hanno lasciato un segno nella geografia: repubbliche scombinate, regni effimeri, imprese utopiche, assurdità confinarie, isole perdute o mai nate, città improbabili. Da Benzinopoli alle Formiche di Grosseto, dal Monte Bianco a Semifonte ma anche dall’Isola dei Fagiani alla Caliacra, dall’Hôtel Belvédère all’Isola di Gigha, dai Chevsuri al Buganda, dall’Isola Inaccessibile all’Isola Zero. Tutto questo e molto altro viene minuziosamente documentato da Albano Marcarini nelle 244 pagine del suo’”Atlante inutile del mondo” (Hoepli, 24,90 euro). Qui un breve resoconto di quest’opera decisamente insolita e per questo particolarmente appetibile. A seguire prossimamente un’intervista con l’autore su alcuni aspetti della sua singolare ricerca.

Ardua impresa non priva di una sua utilità questo “Atlante inutile del mondo”. Si dà il caso che Albano Marcarini, architetto urbanista milanese con una passione sconfinata perle strade e la bicicletta, insista a dire che “diventa utile un atlante inutile, ovvero un repertorio cartografico di anomalie geo-politiche passate e presenti, ma di quelle che di rado hanno ottenuto un posto nella storia o lasciato un segno tangibile nella geografia”. 

Al lettore il compito di giudicare, distinguendo in qualche caso – non sempre – il vero dal falso. Perché la realtà è ineguagliabile, a detta dell’autore, quando si tratta di superare la fantasia. Se lo dice lui… Ecco allora che i 100 luoghi sono distribuiti in sette gruppi riguardanti Italia, Europa, Asia, Africa, America del Nord e Centro, America del Sud, Oceania, ciascuno con la sua tavola a colori accuratamente disegnata e stampata in un raffinato contesto grafico e bibliografico che farà la felicità dei bibliofili.

 

Cento luoghi che “non” hanno fatto la storia sono descritti
nell’
Atlante inutile di Marcarini. Nell’immagine in apertura il villaggio di Balmanolesca
che ospitò gli operai impegnati nello scavo
del tunnel del Sempione e poi sparì per sempre, distrutto da un’alluvione.

 

I nomi dei luoghi descritti dicono poco o niente, ma sono ugualmente affascinanti: Tikopia, Macquarie, Agalega, St. Kilda, Floreana, Thule meridionale, e poi Europa, Ada Kaleh, Val di Lei, il Dito di Caprivi, Bir Tawil, la Voyenno-gruzinskaya Doroga (Strada militare georgiana), il Regno di Sarawak, la Nuova Caledonia, il Quilombo di Palmares, e l’impareggiabile Solitudine. Un’isoletta quest’ultima sperduta lassù, nelle acque ghiacciate dell’Artico, che i russi, a cui appartiene, chiamano Uyedineniya. Non ci vive nessuno, spiega l’autore, e del suo destino solitario si sa poco. “Per ora è una riserva naturale e questo è un bene”, annota Marcarini, “ma pare che sotto la crosta di ghiaccio del suo mare sia depositata una delle più ingenti riserve di petrolio mai viste”.  In tal caso, quando l’oro nero zampillerà, è evidente che occorrerà spostare l’isolotto in un atlante di sicura utilità.

Va ribadito che questi sono anche luoghi da immaginare seduti sul divano e che la loro attrazione, alimentata dalla brillante prosa di Marcarini, risiede nell’appello, implicito nel progetto, a vagare con la mente. La formula, se di questo si tratta, appare particolarmente felice. Si viene a sapere che di questi atlanti sui generis, ne sono usciti tre praticamente in contemporanea: l’Atlante delle isole remote (Bompiani), l’Atlante dei paesi che non esistono più (ilSaggiatore) e, per l’appunto, l’Atlante inutile del mondo (Hoepli)di cui si sta parlando.

Nel suo atlante di cui va giustamente fiero e che gli è costato anni di ricerche, Marcarini dichiara di voler “tornare al luogo, al topos, come fonte inesauribile di conoscenze e, perché no, di stranezze e bizzarre curiosità”. Per esemplificare, dovendo indicare in questa pubblicazione una località a portata di mano per quanto ormai inesistente, una scelta potrebbe riguardare Benzinopoli che per i milanesi un tempo era semplicemente “il Pero” e se ne conosceva l’esistenza per via dei miasmi che esalavano le sue raffinerie mescolandosi con quelli dell’Olona che, prima di venire interrata, ammorbò non poco i milanesi.

Peccato. Gli edifici e la raffineria del Pero furono abbattuti per fare spazio ai parcheggi dell’Expo dove Benzinopoli avrebbe potuto rappresentare un irridente “amarcord”. Sempre per esemplificare, un’altra località facilmente raggiungibile in auto da Milano è Balmanolesca che non si trova nemmeno sulle più minute carte geografiche. Con l’inizio dei titanici lavori per il traforo del Sempione il borgo ospitò nell’altro millennio numerosi operai impiegati nello scavo e provenienti da varie regioni italiane.

Il villaggio di Balmanolesca nella ribattezzata val d’ul bòcc (la valle del buco), che arrivò ad ospitare tra i 7500 e gli 8000 abitanti, era gestito con regole severe dall’impresa di Alfredo Brandt – Carlo Brandau & C. Non mancavano la scuola elementare, un teatrino in legno e negozi di ogni genere, oltre a un ospedale con 30 posti letto in località Nante. Oggi Balmanolesca non esiste più. L’alluvione del 1920 distrusse il villaggio che sparì dalle carte, tranne che da quella diligentemente ricostruita da Marcarini in questa pubblicazione. 

Occorre per concludere essere grati all’autore per averci ricordato questi e altri luoghi che “non hanno fatto la storia”. Il bel volume offre anche l’occasione, in un capitolo a parte, di assumere informazioni su come si arriva in queste mete in parte immaginarie.Ancora un esempio. L’ex ferrovia a cavalli detta Ipposidra lungo il Ticino, all’interno della brughiera di Golasecca, si raggiunge con l’autostrada A4 (direzione Torino) e con la bretella per l’aeroporto Malpensa. Il luogo merita una gita e la rievocazione che ne fa l’autore è tra le più affascinanti di un libro sicuramente da centellinare come una buona bottiglia. 

1-Continua

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