Eliski a tutto campo. Aboliti i divieti, elitaxi per i rifugi

Da alpidoc.it riceviamo questo comunicato del 24 novembre (che volentieri pubblichiamo) sulla nuova legge arrivata alle battute finali, che punta in Piemonte alla liberalizzazione delle attività di volo in montagna.

Non soltanto eliski: la proposta di legge regionale in discussione predisposta dall’amministrazione regionale (“Norme in materia di sicurezza nella pratica degli sport montani invernali ed estivi e disciplina dell’attività di volo in zone di montagna”) amplia di fatto in modo notevole l’utilizzo a scopo espressamente ludico/turistico di questo mezzo che andrebbe invece impiegato esclusivamente per soccorso o appoggio ad attività lavorative in quota.
La proposta è già passata nelle commissioni competenti e attende ora la discussione in aula. Molte sono le modifiche peggiorative rispetto alla normativa attualmente in vigore (LR 2/2009): viene rimosso il divieto nei giorni festivi, si alza il limite senza autorizzazioni da 800 a 1600 metri, si introduce l’elitaxi, ovvero l’uso dell’elicottero per raggiungere i rifugi e altre strutture in quota.


Particolarmente preoccupante la possibilità di praticare eliski nelle aree protette, parchi naturali e siti della Rete Natura 2000 comunitaria, istituiti ai sensi della Direttiva “Habitat”, pur con l’espletamento della valutazione di incidenza (VINCA). Una situazione che rischia di sommergere di richieste le attuali strutture degli enti di gestione e del settore regionale competente, già ora sottodimensionate viste le carenze di organico. 

L’unicità del Piemonte

“Non ci siamo convertiti all’ormai frustra pratica cara al marketing politico”, si legge nel comunicato di Alpidoc, “che suole inneggiare alle eccellenze vantate dal territorio di appartenenza: quella in questione è un’unicità che sarebbe tutt’altro che spendibile in contesti più evoluti del nostro, e quello che abbiamo scelto (Eliski, pratica che fa del Piemonte un’unicità a livello europeo) è, naturalmente, un titolo provocatorio che si limita a riprendere pari pari le parole del relatore di maggioranza Valter Marin (Lega) riportate nel comunicato stampa diramato il 24 novembre dalla Regione Piemonte a proposito del Testo unificato delle proposte di legge 66 e 72 in materia di sicurezza nella pratica degli sport montani e disciplina dell’attività di volo in montagna; testo ormai prossimo all’approvazione, anche se la discussione in aula è ancora in corso, dal momento che i gruppi di opposizione nelle scorse settimane hanno depositato oltre 400 emendamenti”. 

Tutto ha inizio nel dicembre 2019, con la presentazione della Proposta di Legge Regionale 07 dicembre 2019, n. 66 Modifiche alla Legge Regionale 26 gennaio 2009, n. 2 (Norme in materia di sicurezza nella pratica degli sport montani invernali ed estivi e disciplina dell’attività di volo in zone di montagna).

Nella Relazione del progetto di legge originario, per quanto riguarda la cosiddetta attività di volo in montagna, si precisava che: “La legge vigente opera applicando un divieto alle attività di volo su tutto il territorio regionale al di sopra degli 800 metri sul livello del mare, intervenendo poi con un sistema di deroghe e di procedure per il rilascio dei permessi. Tale sistema appare sfavorevole per quelle attività economiche, quale la pratica di eliski, che necessitano di certezze normative e di continuità operativa per poter essere funzionali a un’offerta turistica competitiva, ma che il sistema in deroga non può assicurare.  L’attività di sci fuori pista con elitrasporto, per quanto limitata in pochi ambiti dell’arco alpino piemontese, raccoglie un’utenza specifica e incrementa in modo qualitativo l’offerta turistica invernale del Piemonte. È, pertanto, necessario che all’interno di regole di salvaguardia dei delicati equilibri ambientali di alta montagna, vi sia una regolamentazione in grado di creare un sistema coerente e stabile nel tempo che non penalizzi le attività economiche”.

Via libera anche nei festivi

“La modifica ribalta il sistema di divieto e deroga permettendo il rilascio di autorizzazioni da parte dei comuni o delle unioni montane laddove istituite e delegate… Inoltre, si è ritenuto di eliminare il divieto di pratica nelle giornate festive, che impediva a categorie di lavoratori e di professionisti, quali guide alpine e maestri di sci, di svolgere la loro attività lavorativa nelle giornate di maggior richiesta turistica.

Dunque, quella a cui in Piemonte si punta è, come ha osservato la Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, un’ulteriore liberalizzazione delle attività – quelle dell’eliski e dell’eliturismo – che in tutti gli altri paesi alpini sono fortemente limitate o vietate a causa delle problematiche che essa comporta. Con l’aggravante, oggetto di forti contestazioni, dell’introduzione del servizio di elitaxi anche nelle aree protette e anche per i cacciatori”.

Alla presentazione del Testo unificato, hanno immediatamente fatto seguito le Osservazioni della Commissione Tutela Ambiente Montano CAI Liguria Piemonte Valle d’Aosta,  seguite da un comunicato congiunto di tutte le associazioni ambientaliste:

“La posizione del CAI in merito all’eliski è stata ribadita con forza anche dal presidente generale Vincenzo Torti durante il convegno tenutosi a Lanzo l’11 febbraio 2017, organizzato da Mountain Wilderness a seguito della deliberazione del Comune di Balme che, primo in Italia, affermava un no deciso ‘all’utilizzo dei mezzi a motore a fini turistici sul proprio territorio’. 

La posizione del Cai

“Si trattò”, è spiegato nel comunicato, “di un momento importante, la notizia circolò ampiamente e il Comune di Balme, oltre ad acquisire fama nazionale, fu citato quale esempio virtuoso in un’interrogazione parlamentare in cui si sollecitava l’approvazione di una legge nazionale in materia (un disegno di legge specifico non è mai giunto al termine dell’iter). La posizione del Club Alpino Italiano è stata poi ribadita e puntualizzata nel documento di indirizzo Cambiamenti climatici, neve, industria dello sci – analisi del contesto, prospettive e proposte (21 novembre 2020)”.

Sono trascorsi più di quattro anni, ma l’esempio virtuoso di Balme “primo comune italiano no eliski” ha avuto scarso seguito. Soprattutto non ha contagiato gli esponenti dell’attuale maggioranza politica regionale che, un paio di anni fa, su sollecitazione di operatori di alcune aree sciistiche (Alta Valle di Susa in primis), hanno portato all’esame delle commissioni competenti una proposta di legge di modifica della citata LR 2/2019. Questa proposta è già stata oggetto di ampie osservazioni da parte del CAI e delle altre associazioni di tutela ambientale. Anche nella proposta attuale sono presenti articoli davvero preoccupanti quali la possibilità di voli nelle aree naturali protette e nei siti della Rete Natura 2000. Tale possibilità aprirà quasi certamente un vero diluvio di richieste di autorizzazione che andranno a ricadere su strutture già oggi deficitarie in termini numerici. Una situazione che riguarda sia gli enti gestori delle aree protette, sia la struttura regionale, peraltro in fase di revisione (proprio di recente la questione “parchi regionali” è stata oggetto di un incontro fra associazioni di tutela ambientale e assessorato competente).

Minacce alle specie protette

Per quanto riguarda le normative generali, l’utilizzo intenso dell’elicottero, sia per quanto riguarda le attività turistico-ricettive, sia per il recupero della cacciagione (anche questa presente nella proposta di legge), soprattutto considerate le esenzioni previste dalla VINCA (Valutazione di Incidenza), sono in contrasto con la Direttiva europea “Habitat” che impone sia sottoposto a valutazione ambientale qualsiasi progetto suscettibile di minacciare habitat e specie protette ai sensi delle direttive stesse. Per i medesimi motivi, l’intero progetto di legge dovrebbe essere preventivamente sottoposto a VAS (Valutazione Ambientale Strategica), ancora prima di essere approvato.

Proprio di recente i “grandi della Terra” si sono riuniti a Glasgow per trovare un faticosissimo compromesso sull’emissione di gas climalteranti. L’Italia è schierata con i paesi convinti che non siano rimandabili misure serie per contenere il riscaldamento globale. Appare chiaro che la titanica impresa ha qualche (flebile) possibilità solo se, accanto all’eventuale impegno dei governi centrali, si accompagna l’impegno dei governi locali e dei cittadini. Governi locali nel nostro Paese significa regioni, con la loro funzione legislativa in molti settori, in questo caso il turismo della montagna.

Le Alpi sono un ambiente unitario, fragile quanto prezioso per l’Italia e per l’Europa. Nei giorni scorsi il Senato della Repubblica ha approvato la modifica dell’articolo 9 della Costituzione, che prevede l’inserimento, tra i princìpi fondamentali, della tutela di ambiente, biodiversità ed ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.

Un secondo articolo introduce due modifiche all’articolo 41 della Costituzione in materia di esercizio dell’iniziativa economica. La prima interviene sul secondo comma e stabilisce che l’iniziativa economica privata non possa svolgersi in danno alla salute e all’ambiente, premettendo questi due limiti a quelli già vigenti, ovvero la sicurezza, la libertà e la dignità umana. La seconda modifica riguarda il terzo comma dell’articolo 41, riservando alla legge la possibilità di indirizzare e coordinare l’attività economica, pubblica e privata, a fini non solo sociali, ma anche ambientali.

Stridente contraddizione

Pare una stridente contraddizione favorire forme di turismo che sono la negazione stessa della sostenibilità. Lo sono per ragioni etiche e per il loro innegabile impatto ambientale, ben lungi dall’essere bilanciato da una supposta ricaduta occupazionale. Per quanto concerne lo sviluppo dell’economia montana rischiano addirittura di essere controproducenti, un marchio di bassa qualità per le zone coinvolte. Al contempo, anche un danno economico per quegli operatori che hanno scelto di puntare su forme di turismo diverse: il turismo “dolce” nelle sue varie declinazioni, l’unico capace di futuro. L’elitaxi per salire ai rifugi (o strutture alberghiere in quota) appare una norma quasi provocatoria, che svilisce lo spirito stesso del rifugio alpino.

Non si può infine separare la questione “elicottero a uso sciatorio” dalla questione dell’industria dello sci più generale. Su questo punto la posizione del Cai è ben espressa nel citato documento Cambiamenti Climatici, Neve, Industria dello sci”. Le cosiddette aree sciabili, ovvero aree attrezzate riservate alla pratica dello sci da pista, e come tali individuate nei piani regolatori comunali, costituiscono al pari delle spiagge attrezzate (problema spinoso quanto mai attuale) una sottrazione di territorio ad altre pratiche diffuse, tra l’altro in fase di incremento, quali l’escursionismo invernale (tendenza molto evidente il passato inverno con gli impianti chiusi). Può accadere che l’ampliamento di un’area sciabile si sovrapponga ad esempio con un’area servita da un sentiero accatastato che, in tal modo, diviene di fatto non più fruibile durante la stagione sciatoria. 

A tal riguardo è lecito chiedersi: se un’area sciabile è considerata di “pubblica utilità”, un’area escursionistica lo è forse di meno? Tra l’altro l’utilizzo estivo delle aree sciabili come bike park (pratica questa ormai consolidata) estende tale interdizione anche al periodo in cui le piste sono chiuse. Questi approcci, in fase di supposta transizione ecologica, paiono in stridente contraddizione con le prospettive di sviluppo equilibrato e sostenibile della società e dell’ambiente delle terre alte. Cent’anni fa, il 1° novembre 1921, nasceva Mario Rigoni Stern, uno dei maggiori narratori del nostro Novecento. Il Club Alpino Italiano lo ricorda con le sue parole dedicate alla natura “salvifica” e “da salvare” perché, spiegava citando Giacomo Leopardi e il suo Zibaldone, “se l’uomo distrugge la natura recide le radici del futuro”. 

Un serrato confronto

Per tornare al comunicato emanato dalla Regione Piemonte il 24 novembre, in seguito all’ultima discussione in Aula si è arrivati a un compromesso rispetto ai desiderata iniziali del legislatore: “L’eliski sarà limitato ai sei comuni piemontesi con impianti di risalita attivi (Alagna, Formazza e Macugnaga nel VCO; Sauze d’Oulx, Cesana e Sestriere nel Torinese), e a quelli in cui si praticava nel 2016, recuperando così anche Sauze di Cesana. Sarà possibile anche nei giorni festivi, ma alcuni di questi saranno riservati a chi fa scialpinismo e va con le racchette da neve, per rispettare tutte le esigenze”: è uno dei passaggi principali della proposta di legge sulla sicurezza nella pratica degli sport montani e l’attività di volo in montagna, illustrata dal relatore di maggioranza Valter Marin (Lega) in Aula, dove è ripreso l’iter per l’approvazione del testo unificato delle due Pdl presentate da Lega e Pd. Il testo, che adegua (in materia di sicurezza, ndr) la normativa regionale vigente alla nuova legge nazionale, ha visto un lungo e serrato confronto tra maggioranza e opposizioni ed è ora in dirittura d’arrivo con una serie di modifiche sulle voci più dibattute, tra cui appunto l’eliski.

“Una pratica che fa del Piemonte un’unicità a livello europeo e che dà lavoro a 100 persone con un’alta specializzazione. Abbiamo inserito la presenza obbligatoria della guida alpina o del maestro di sci sull’elicottero e il servizio di elitaxi sarà consentito solo per trasporto di ultra settantenni e persone con disabilità, mentre i voli per il recupero dei capi abbattuti saranno limitati alla specie cervo”. L’esame del testo proseguirà nelle prossime sedute di Aula.

Ignorato il bene comune

In conclusione, il testo della proposta di legge ahinoi passerà, magari con qualche ulteriore limatura; ma una cosa è drammaticamente chiara: la politica oggi va in una certa direzione, sorda a qualunque ragionamento ed evidenza che non sia quella del mero profitto, e del bene comune se ne infischia.  Il cittadino che invece del bene comune, e quindi del propria “casa”, si preoccupa, in questa come in tutte le altre situazioni in cui di mezzo c’è la “cosa pubblica”, ha un’unica alternativa: quella di cercare di far sentire la propria voce, pur sapendo che la sua, se solitaria, sarà la protesta di Davide contro Golia. Ma qualcuno che protesta con lui strada facendo di sicuro lo troverà.
Non servirà a nulla? È tutto da vedere.

(da alpidoc.it, 24 novembre 2021)


Nella foto di alpidoc.it: Balme, 9 aprile 2017, manifestazione “Tracce silenziose” organizzata da Mountain Wilderness con il patrocinio di Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche. 

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