Letture / Makalu, una lieta conquista

La prima ascensione al Makalu (8463 m) compiuta dai francesi fu un esempio di organizzazione ed efficienza. Ora l’impresa viene per la prima volta raccontata in italiano nel libro fresco di stampa “Makalu” (224 pagine, 15 euro) di Jean Franco a cura di Paolo Ascenzi per la collana “Le Parusciole” di MonteRosa Edizioni. La spedizione vide la partecipazione di alpinisti fortissimi tra cui Lionel Terray, Guido Magnone e Jean Couzy e beneficiò di condizioni meteo assai favorevoli. Questo giustificò senza dubbio anche il tono spesso scanzonato del racconto ed evitò che si ripetessero spiacevoli conflitti tra i membri della spedizione come era successo un anno prima con la turbolenta conquista italiana del K2.

La traduzione è di Paolo Ascenzi. In apertura il Makalu, qui al piede un sorridente Jean Couzy in vetta al colosso himalayano.

 “Il tempo era così bello e la temperatura così calda”, racconta Franco, “che ne approfittammo per fare una grande toilette che non facevamo da settimane: uno shampoo a 5300 m è probabilmente un record mondiale! Sarebbe potuta diventare una moda. Elencammo tutti i primati a cui potevamo ambire dopo quelli stabiliti dagli uomini che avevano raggiunto il Tetto del Mondo, che avevano salito la montagna più difficile, la più bella o la più pericolosa. Il record che più ci interessava, al momento, era quello della massima comodità e non ne eravamo lontani”.

Jean Franco (1914-1971) fu guida alpina e partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Assieme alla moglie Jeanne firmò la prima salita del Pilastro Sud della Barre des Écrins nel 1944. Nel 1951 fu nominato Coordinatore delle spedizioni francesi in Himalaya. Fu a capo delle spedizioni al Makalu del 1954, del 1955 e del 1959 allo Jannu. Il 15 e 16 maggio 1955, la cordata composta da Lionel Terray e Jean Couzy raggiunse per prima la vetta del Makalu. Nel 1957 divenne Direttore dell’École Nationale de Ski et d’Alpinisme di Chamonix. 

L’autore racconta i fatti senza indulgere troppo in considerazioni filosofiche, ma le poche righe che costituiscono la chiosa del romanzo esprimono bene lo spirito (e l’understatement) con cui il capospedizione condusse la salita: “Avendo avuto la fortuna di avvicinarmi alla montagna con amore e rispetto, ho sempre considerato l’alpinismo un gioco meraviglioso, mentre gli incidenti, gli errori e la morte il supremo fallimento. Evitando il fanatismo, la tentazione dei record (che domani perderanno di significato) e la pericolosa seduzione dell’eroismo, ho sempre pensato, come molti altri, che è meglio aspettare che rischiare, fare una pausa piuttosto che ansimare e cantare piuttosto che gridare”. 

Il fatto che il Makalu sia visibile da molto lontano fece sì che, per tanto tempo, fosse considerato dalle popolazioni locali addirittura più alto dell’Everest. Collocato in una delle regioni più selvagge e solitarie del Nepal – in quest’area si sono concentrate per anni le ricerche degli Yeti – è considerato uno degli ottomila più difficili da salire, in quanto particolarmente soggetto ai forti venti dell’Himalaya.

Dopo una prima spedizione di ricognizione nell’autunno del 1954, gli alpinisti francesi firmarono il loro successo nel maggio del 1955, con tutti i membri della spedizione in vetta. In realtà, i francesi ricevettero per la prima volta dal governo tibetano il permesso di scalare la montagna già nel 1934 ma, per motivi ignoti, questo fu annullato. Il libro riporta infine come postfazione il racconto di Kurt Diemberger “Jang-Le La foresta incantata”.

Jean Couzy

MonteRosa edizioni

Via Vigne,22

28836 Gignese (VB)

Tel 320 4139218

monterosaedizioni@gmail.com

Commenta la notizia.