Letture / Vita e morte di Guido Rossa

Sulla copertina del libro Guido Rossa atterra in paracadute al campo d’aviazione di Guidonia nel 1957. La foto bene si accompagna al titolo (“Giù in mezzo agli uomini. Vita e morte di Guido Rossa” di Sergio Luzzatto, Einaudi, 240 pagine, 16 euro), frase ricavata da un diario dell’operaio comunista ucciso nel ’79 dai brigatisti rossi per avere denunciato un loro compagno ed essersi costituito come baluardo democratico in fabbrica. 

Come noto, Rossa è passato alla storia quale oppositore strenuo in pieni anni di piombo di una propaganda marxista leninista da lui denunciata quale travisamento degli interessi più autentici della classe operaia. Ma nella sua vita, qui adeguatamente illustrata, è soprattutto l’alpinismo che ne connota la determinazione, la rettitudine e la capacità di superare la suprema delle tragedie, la morte a soli due anni del primogenito a causa di una fuga di gas. 

Su Rossa si è scritto già molto. La sua vita è stata raccontata dalla figlia Sabina con Giovanni Fasanella (2006), da Paolo Andruccioli (2009) e da Giovanni Bianconi (2011). Ma si deve a Sergio Luzzatto, professore di storia moderna europea alla University of Connecticut, questo ritratto che tiene conto della sua attività alpinistica attingendo all’archivio di famiglia e soprattutto alla testimonianza di Dino Rabbi, un grande amico ancora al mondo con i suoi novant’anni che lo accompagnò nelle salite e nelle discese “giù in mezzo agli uomini” come recita il titolo insieme con quella minoranza arrampicante che a Torino ha compiuto prodigi su tutte le pareti. 

Così, grazie a Rabbi e anche al notaio alpinista valdostano Ottavio Bastrenta che fu grande amico di Rossa, l’autore ritaglia nel libro uno spazio adeguato per analizzare la temperatura di quella passione per l’alpinismo, quasi una religione, di cui Rossa fu un profeta. Dalle pagine emerge anche la figura di Gian Piero Motti che perorò la causa di un nuovo umanesimo – da lui, poi, ribattezzato “Nuovo mattino” – che d’intesa con Guido Rossa invitava a non vedere nella vita solo l’alpinismo, ma imponeva di nutrire altri interessi, molto più nobili e positivi, utili non solo a noi stessi ma anche agli altri uomini. 

Al centro, a 19 anni, dopo il ritrovamento tra i ghiacci del Cervino dei compagni Malvassora e Alderighi  ancora vivi
(da “Soccorsi in montagna”, Ferrari editrice, 2005)

Ed è Rabbi, alpinista accademico a lungo presidente del Club alpino accademico italiano, amico della vita di Guido Rossa, ad accennare all’eccesso di energia che neanche da alpinista riusciva all’amico Guido di incanalare. Nel libro di Luzzatto vene lumeggiata soprattutto l’infanzia e la gioventù a Torino prima che Rossa, originario con la famiglia del Bellunese, si trasferisse a Genova dove lavorò all’Italsider. E’ per l’appunto di quel periodo l’affermazione come alpinista tra i più forti della sua generazione. Nel libro si narra anche dei lanci con il paracadute, dell’ingresso a Mirafiori, dell’esperienza in Nepal dove Rossa volò con la speranza poi delusa di conquistare un settemila che segnò una svolta anche psicologica nella sua vita. 

Il ritratto che ne fa Luzzatto è sicuramente antiretorico, al di là del destino tragico del protagonista. Per dire della tempra di Rossa, l’autore accenna appena alla sua partecipazione, ancora diciannovenne, al salvataggio nella bufera dei torinesi Pietro Malvassora e Ivo Alderighi che si erano avventurati a Natale sulla cresta Furggen del Cervino, episodio che viene adeguatamente ricostruito nel libro “Soccorsi in montagna” di Roberto e Matteo Serafin (Ferrari editrice, 2005). 

In definitiva, il rapporto con la montagna consente di pagina in pagina di dare risalto alla presa di coscienza di Rossa, intrepido anche quando senza alcuna protezione si reca da solo a effettuare il riconoscimento dell’operaio Berardi complice delle Brigate Rosse che gli costò la vita. Facilmente si deduce, insomma, che l’educazione politica di Rossa nasce da un culto misticheggiante per le alte vette che si converte gradualmente nell’impegno politico e civile prima nel Pci a cui si iscrive nel  1967 e poi nel sindacato. E il libro di Luzzatto è molto esplicito nel cogliere questo aspetto della sua straordinaria personalità. Assolutamente da leggere. (Ser)

La tessera di paracadutista della Taurinense. In apertura
un ritratto che gli fece l’amico Armando Biancardi.

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