Rivoluzione generazionale in quota

Bambini prodigio nell’alpinismo? Il caso di un undicenne che ha scalato il Cervino e subito dopo il Monviso e ora si prepara a regolare i conti con le Lavaredo continua a far discutere. I contrari ritengono che il periodo che va fino agli 11-12 anni vada destinato a creare le condizioni perché il bambino scopra tutto di se stesso, e solo dopo si comincerà a specializzarlo, quando avrà sviluppato tutte le proprie qualità. Per meglio dire, la specializzazione precoce, che consiste nel cercare solo quello che è utile e serve subito, magari anche il gesto tecnico perfetto o la disposizione tattica più funzionale, significa costruire sul poco invece di aspettare quando l’allievo avrà i requisiti per imparare e applicare. 

Chi ha messo le mani sulla roccia solo dopo aver superato la quarantina sa benissimo con quale profitto a quell’età ci si organizza per aprirsi a nuove esperienze e quale handicap sarebbe se queste esperienze fossero ormai da tempo alle spalle. E allora è giusto portare un bambino in vetta al Cervino? Se lo chiedeva in un titolo a tutta pagina il Corriere della Sera di mercoledì 21 luglio 2020, prendendo spunto dalla storia di Jules Molyneaux, l’undicenne scozzese che ha scalato il Cervino con il padre.

Divisi dalla singolare performance a detta di Franco Brevini, firma “alpinistica” del Corrierone, risultano scalatori e guide alpine. “Una scelta troppo pericolosa, non è stato giusto portarlo lassù”, è quanto avrebbero affermato certi addetti ai lavori. Ignorando (e Brevini con loro) che il Cervino non si è mai negato ai bambini. E nemmeno il Monte Bianco visto che l’americano Patrick Sweeney nell’agosto del 2014 ha portato i suoi due figli di 9 e 11 anni in cima esponendo i pargoli a pericoli mortali: durante la salita i tre schivarono per poco una valanga.

Di sicuro la Gran Becca è affare per alpinisti preparati e “navigati” anche se si presenta in genere più abbordabile del Bianco. Piccoli summiter soddisfatti s’incontrano dal bel volume “Whymper, Carrel & Company” a cura di Ludovico Bich (Editions L’Eubage, 2001). E’ probabilmente vero che il Cervino, a differenza del Bianco, è una sfida da consumare in famiglia, come suggerisce Bich, convinto che “sul Cervino ci si va con i propri cari, per offrirsi un regalo unico, un ricordo indelebile”.

Sport di resistenza solo nella tarda adolescenza è il consiglio dei medici.
In apertura Angelo Grampa posa con orgoglio in vetta al Cervino alla probabile età di 11 anni.
E’ il 6 agosto 1972, le imbracature non sono ancora in uso nelle scalate.

Scandalizzarsi per certe esperienze “estreme” dei bambini sembrerebbe più che altro, per concludere, frutto della mentalità dei nostri tempi così votata alla sicurezza. Quand’era piccolo, chi raggiunge oggi il traguardo della terza età andava in bicicletta senza il casco, il latte era quello del contadino, non sterilizzato, le auto di papà non avevano cinture di sicurezza né airbag.

Il fatto nuovo è che nello sport sta arrivando il momento dei giovani e già si parla di una rivoluzione generazionale di cui il piccolo scalatore del Cervino non può che far parte. C’è forse da meravigliarsi che anche nell’alpinismo si possa essere precoci? E’ forse la rischiosità di quest’attività a precluderla ai più piccoli? Loris Capirossi era diventato campione iridato di motociclismo a 17 anni e 165 giorni. Marc Marques lo è diventato a 19 anni e 254 giorni.

Qualcosa di simile sta succedendo in Formula 1 con Max Verstappen che corre più veloce di Lewis Hamilton. Dopo essere diventato il più giovane vincitore di un Gran premio a 18 anni 7 mesi e 15 giorni, Max non può però diventare il campione più giovane della storia, record detenuto da Vettel (23 anni, 4 mesi e 11 giorni). Giovani sì questi piloti, ma non proprio come i ragazzini che si fanno onore scalando le grandi montagne. (Ser) 

One thought on “Rivoluzione generazionale in quota

  • 14/11/2021 at 16:31
    Permalink

    l’americano Patrick Sweeney nell’agosto del 2014 ha portato i suoi due figli di 9 e 11 anni in cima al Monte Bianco,esponendoli a pericoli mortali: durante la salita i tre schivarono per poco una valanga.
    CHE FINE HANNO FATTO QUESTI PARGOLI?

    Reply

Leave a Reply to Luciano Pellegrini Cancel reply