La benedizione del “signore dell’autunno”

Il larice è il “signore dell’autunno” sui monti dell’Ossola e il suo tempo è arrivato. Tra la fine di ottobre e i primi di novembre, gli aghi dell’albero diventano prima rossi e poi gialli finché cadono dispersi dal vento. 

Ho amici che portavano ogni anno i figli piccoli a ricevere la “benedizione del larice”: salivano a Devero o Veglia, sedevano i bambini sotto un giovane larice e ne scuotevano il tronco flessibile; i piccoli ridevano felici sotto quella pioggia di aghi gialli e morbidi. 

Oggi quei bambini sono diventati grandi, ma i loro figli riceveranno la “benedizione del larice”.  Il larice è infatti l’unica conifera che perde gli aghi in inverno, una forma di adattamento (come la corteccia molto spessa e i rami flessibili) al clima dell’alta montagna e ai suoi rigidi inverni. 

“È un albero “estremo”, superspecializzato all’ambiente severo dell’alta montagna, così come per la storia degli uomini sono stati i colonizzatori medioevali (tra di loro i walser) che seppero adattarsi alla severità dei monti diventano anch’essi superspecializzati. È infatti il legno di larice, “albero maestro” dell’economia alpina, il materiale primario per costruire le pareti di case e fienili, mentre i grandi tronchi sostenevano le coperture in pietra dei tetti. Per questo il larice è un po’ l’albero simbolo dei parchi naturali dell’Ossola. 

Il larice (Larix decidua) è un albero pioniere che riesce a crescere su detriti e ghiaioni e colonizza i pascoli abbandonati. Cresce tra i 1600 e i 2200 m e sulle Alpi costituisce il limite estremo della foresta in montagna. 

L’associazione forestale più diffusa all’alpe Devero, in Veglia e in Antrona è quella dei grandi lariceti subalpini, radi e luminosi, con sottobosco a mirtillo e rododendro (rodoreto-vaccinieto, climax degli spazi aperti sui 2.000 m). 

Alcuni lariceti attorno agli alpeggi sono stati diradati dall’uomo per ottenere il pascolo alberato. Il larice è un albero longevo: i grandi larici nella piana dell’alpe Veglia hanno più di cinquecento anni. 

Il lariceto di fronte a Simplon Dorf, nella valle del Sempione, è riconosciuto come foresta nazionale svizzera. Quando quegli alberi erano giovani, Carlo Magno si incoronava imperatore e quando erano grandi Cristoforo Colombo scopriva l’America. Quando i miei figli erano piccoli e andavamo all’alpe Crampiolo da Devero, passavamo da una radura con grandi larici monumentali; assegnarono ad ogni larice il nome di un nonno o uno zio che non c’erano più. La battezzarono “la piana degli antenati”. 

Quasi gli alberi avessero un’anima.

Paolo Crosa Lenz

da “Lepontica”, novembre 2021

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