Cicloni alpini e mediterranei tre anni dopo Vaia

Le impressionanti immagini televisive del ciclone mediterraneo scatenatosi su Catania, con la via Etnea come un fiume e i pompieri che arrivano col mezzo anfibio non devono far dimenticare un’altra emergenza climatica che tre anni fa ha messo un ginocchio le nostre montagne. Nella serata del 28 ottobre 2018 un uragano si abbatté sul Trentino. Milioni di alberi vennero spazzati via come fuscelli, decine di migliaia di ettari di bosco rasi al suolo, i torrenti esondarono e si trasformarono in colate di fango.

Le ferite di Vaia sono ancora visibili, ma la ricostruzione continua come viene documentato dall’ufficio stampa Pat – Daniele Paternoster. Un esempio di rinascita riguarda i boschi del monte Bedolè, in Primiero. Luigi Gottardo, direttore dell’ufficio distrettuale forestale del Primiero, quell’inferno se lo ricorda bene. Nella notte tra il 28 e il 29 ottobre 2018 ventimila ettari di bosco vennero pesantemente lesionati o abbattuti in Trentino. Più di 55mila utenze elettriche furono interrotte e 550 persone dovettero evacuare dalle proprie abitazioni. Le emergenze climatiche cominciarono purtroppo a manifestarsi con sempre maggiore frequenza, diventarono delle regole.

Mezzo milione di schianti si registrarono nel solo Primiero: in poche ore venne tirato giù un numero di alberi pari a quelli che vengono tagliati in dieci anni. La Val Canali è stata l’area che ha subìto più danni, assieme all’Alta Valle del Vanoi. Al cantiere sul Monte Bedolè sono stati gestiti 55mila metri cubi di legname, ai quali vanno aggiunti i 30mila di Mezzano. Oggi sul Monte Bedolè quasi tutto il legname a terra è stato portato via o messo in ordine: non tutto, perché in molti casi i tecnici hanno ritenuto di non liberare determinate zone, perché senza gli alberi a terra sarebbe stata compromessa la tenuta del terreno. 

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