Torino, la nuova assessora “metromontana”

Da  qualche tempo sono state rilanciate dall’associazione Dislivelli le politiche che ora si definiscono metro-montane. E adesso la questione “metromontana” entra per la prima volta nelle deleghe di un Assessore comunale. Il compito è stato assegnato a Gianna Pentenero assessora al lavoro, polizia municipale e sicurezza della nuova Giunta di Torino, Città delle Alpi. Nata a Chivasso, la Pentenero iniziò l’attività politica e amministrativa nel 1991 a Casalborgone (To), dove è stata assessore dal 1991 al 1993 e poi sindaco fino al 2004. Grazie a questa esperienza la Pentenero ha maturato una forte consapevolezza sull’importanza di valorizzare il territorio e in particolare i piccoli Comuni, consolidata nel corso dei mandati da presidente del Consorzio “Terra dei santi e colline del Po”, di rappresentante della Consulta dei piccoli Comuni Anci e nel Patto territoriale di Ivrea per i Comuni dell’oltre Po del Chivassese.

Per questa iniziativa senza precedenti l’Associazione Dislivelli si rallegra con il neo Sindaco Stefano Lo Russo e augura buon lavoro all’Assessora ringraziando Roberto Colombero e Marco Bussone di Uncem per aver suggerito alla nuova Giunta di inserire una figura che possa occuparsi dei rapporti montagna-città e città-montagna. 

E’ noto che il rapporto città-montagna è oggi in fase di ridefinizione, a cominciare proprio da Torino. Alle politiche che ora si definiscono metro-montane era dedicato il numero estivo della rivista Dislivelli, organo dell’omonima associazione diretto da Maurizio Dematteis. “Urbano montano, verso la costruzione di un nuovo sistema?” s’intitolava il fascicolo. Lo spunto venne offerto dal recente libro di Federica Corrado “Urbano montano. Verso nuove configurazioni e progetti di territorio”. 

Città e montagna risultano non solo a Torino parti dello stesso sistema. Ce lo ha mostrato chiaramente la pandemia, ma ancora prima i tanti effetti derivati dal cambiamento climatico che ci fanno scappare dalle pianure infuocate, pesantemente urbanizzate e inquinate. Ma ci sono anche i problemi dovuti alla crisi di un modello economico tradizionale che trova oggi sperimentazioni interessanti e innovative nel margine piuttosto che nel centro.

“E’ in questo contesto così complesso, in movimento, ricco di segni innovativi ma anche frammentato e confuso”, si legge nell’ultimo fascicolo di Dislivelli, “che sta avanzando una possibile (e coraggiosa) ri-definizione dei ruoli che tradizionalmente ha considerato la montagna come luogo dell’idillio rurale che poco aveva a che fare con l’urbanità e la città il luogo frenetico e iperconnesso, fulcro dell’innovazione”. 

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