Le proteste a Cortina

Il 24 ottobre a Cortina si sono trovati 52 comitati e associazioni accanto a circa 400 cittadini, provenienti da diverse Regioni, per esprimere un deciso NO a determinate opere che faranno da contorno alle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. Contrarietà è stata espressa dai tanti interventi dei presenti a specifiche opere quali la pista di bob (inutile, è sufficiente svolgere le gare nella vicina Innsbruck) e la tangenziale di San Vito di Cadore. A questi interventi si aggiunge il comunicato di Cipra Italia diramato martedì 26 ottobre in cui si ribadisce che il territorio alpino, per le sue caratteristiche di area sensibile, non è adatto a ospitare grandi manifestazioni sportive come le Olimpiadi invernali. “Per poche giornate di gara”, è spiegato nel documento, “questo genere di manifestazione comporta per i territori montani coinvolti interventi infrastrutturali non compatibili né ambientalmente né socialmente”.

Vanda Bonardo, presidente di CIPRA Italia.

“Se non si demorde dall’idea di inserire pesanti infrastrutture inerenti direttamente o meno al progetto olimpico”, afferma Vanda Bonardo, presidente di Cipra Italia, “anche questi giochi rischiano di essere una pesante diseconomia per quelle regioni. Per due settimane di gare si lasceranno alle future generazioni debiti consistenti da risanare e ambienti devastati”.

Quello della nuova pista di bob di Cortina, voluta dalla Regione Veneto e dal Comitato Olimpico, non è secondo Cipra Italia che l’esempio più eclatante dell’insostenibilità dell’evento e della mancanza di volontà nel reinterpretare effettivamente il modello delle Olimpiadi con un occhio alla sostenibilità da parte dei decisori politici locali e non.

Per concludere, Cipra Italia condivide le preoccupazioni espresse dalle associazioni e dai comitati locali che hanno marciato il 24 ottobre a Cortina d’Ampezzo per denunciare la devastazione del territorio dolomitico, auspica un ripensamento – con un ridimensionamento in termini di costi e di interventi non strettamente necessari – dei progetti previsti per le Olimpiadi invernali del 2026. Chiede ancora una volta che il territorio alpino, se non vengono drasticamente ripensate le modalità di svolgimento di queste manifestazioni, innanzitutto per quel che concerne le opere essenziali, connesse e di contesto, non sia mai più destinato ad ospitarle.

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