La scalata interrotta di Cerri, principe dello swing

Una tradizionale piccozza forgiata da Charlet-Moser negli anni Settanta fu lo strumento che, per la prima volta in vita sua Franco Cerri, milanesissimo “signore delle note”, accettò per gioco di impugnare su invito di MountCity. Un piccolo, innocente intermezzo al termine di un incontro tra amici appassionati di montagna. Sono passati sei anni ed è arrivato il momento, purtroppo, di annunciare che la scalata del grande chitarrista si è interrotta. Su questa terra, perlomeno. 

Dopo una lunga malattia che lo aveva costretto ad abbandonare le ribalte e gli allievi che seguivano le sue lezioni alla Civica Scuola di Jazz, Cerri se ne è andato a 95 anni il 18 ottobre nella sua Milano che lo annovera tra le glorie cittadine. E bisogna rassegnarsi: con la sua dipartita anche questa convulsa città rimarrà a corto di swing, quello swing di cui si sente sempre più il bisogno in tante attività, alpinismo compreso, e di cui Cerri era un cultore appassionato e discreto.

Le magiche dita del maestro

Intuizione, creatività, sensibilità sono non per caso elementi che accomunano alpinismo e jazz di qualità e molte altre attività il cui requisito essenziale è questo bilanciamento tra rilassatezza e tensione che non a tutti riesce come non tutti i comuni mortali sono portati a mettersi in gioco su passaggi estremi nelle scalate su roccia. 

Nel caso di Cerri, il chitarrista più autorevole in Italia nel campo del jazz, come si può leggere in Wikipedia, le corde della chitarra possono essere considerate l’equivalente (metaforicamente parlando) delle corde con cui ci si lega in cordata. Le sue mani erano possenti, ma si rivelavano lievi come piume quando disegnavano arabeschi sulla chitarra. Un po’ come erano pieni di poesia e musicalità gli eleganti passaggi sugli strapiombi di roccia del grande Emilio Comici.

Nessun dubbio, ci mancherebbe. La cordata musicale di Cerri ora continua lassù insieme con i tanti che gli sono stati amici fin dal dopoguerra, quando andava negli ospedali di Milano e suonava per confortare i feriti nei bombardamenti. Il maestro lascia la moglie Marion e il figlio Nicola ai quali ci sentiamo in questo momento affettuosamente vicini. Riposa in pace, maestro Cerri, e che la tua scalata tra le sette note continui felicemente lassù come tu sai fare! (Ser)

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