Quegli “urrà” al sindaco che ha tolto il divieto ai fuoristrada

Vandali, divieti, petizioni. Da tempo la pittoresca strada sterrata che nella piemontese valle Varaita conduce al Colle del Prete è al centro di accese polemiche. Da quando perlomeno, nel 2020, un’ordinanza del sindaco Domenico Amorisco di Sampeyre, un comune di 1003 abitanti della provincia di Cuneo, ne dispose la chiusura al traffico. “Il transito di moto e fuoristrada”, fu la motivazione che MountCity, per ciò che può contare, giudicò positivamente, “crea disagio e pericolo alle attività agro-pastorali, ai loro conduttori e al bestiame presente sui pascoli. Questo provvedimento ha una valenza ambientale, di tutela nei confronti del delicato ecosistema montano e di chi ci lavora”. 

Contro il sindaco si aprì una petizione e vennero raccolte firme. I cartelli stradali di divieto di accesso ai mezzi fuoristrada (4×4, quad, moto) sulla strada sterrata che da Becetto conduce al Colle furono rimossi nottetempo da sconosciuti. In questo clima da far west Il Comune decise allora di sporgere denuncia e diede un annuncio in Facebook che fece irritare i fuoristradisti.

Acqua passata. Il nuovo sindaco Roberto Dadone, vice sindaco uscente, appena eletto con una lista civica ha subito provveduto a rimuovere il divieto. Certo i tempi sono cambiati, non solo i sindaci. “Obiettivo principale”, precisa Dadone, “è ora quello di far riacquistare a Sampeyre il proprio ruolo dì centralità politico-turistica ed economica. Essere al fianco delle nostre aziende per far fronte a questo pesante periodo di crisi”. 

Della riconquistata centralità politico-turistica fa forse parte il traffico dei fuoristrada ripristinato con il limite dei 30 orari? il nuovo eletto spiega: “Si tratta di un collegamento intervallivo e quindi di estrema importanza. Io sono contrario all’innalzamento dei muri e alla chiusura delle strade. Ogni cosa può essere fatta con un’adeguata regolamentazione”.

Nessun disagio e pericolo evidentemente sussiste ora per le attività agro-pastorali, i loro conduttori e il bestiame presente sui pascoli come viceversa veniva espresso nella precedente ordinanza. Le cose dovrebbero stare così e occorre prenderne atto. Ci si può solo chiedere che fine abbia fatto la valenza ambientale della precedente delibera, dove sia finito il dovere di tutelare il delicato ecosistema montano e di chi ci lavora. Qualcuno forse ce lo farà sapere.

“Evidentemente”, si legge in un commento indirizzato il 17 ottobre a MountCity, “il ‘vecchio’ sindaco non ha appreso la notizia della ‘distruzione’ del colle di Tenda e Limone. Non a causa dei mezzi a motore. Bensì dell’acqua, che nella realtà è la maggior causa di problemi in montagna…E chi ci vive in montagna lo sa”. Quanto ai fuoristrada che “creano disagio e pericolo alle attività agro-pastorali, ai loro conduttori e al bestiame presente sui pascoli” (fu un presupposto della precedente delibera), tutti sanno o dovrebbero sapere che “alle mucche proprio non frega nulla di moto e macchine che i pastori sono i primi a usare. Per fortuna il nuovo sindaco ha ripristinato la ‘libertà’”. Da notare che la parola libertà viene messa tra virgolette. Segue un entusiasta urrà. 

E’ probabilmente giusto e doveroso a questo punto prendere anche atto, su gentile richiesta dei nostri interlocutori, che non solo l’uso del mezzo meccanico può portare a svilire la montagna (dipende da come e dove lo si usa il mezzo meccanico che qualche problema in qualche parte del mondo lo crea…). “Bisogna vedere”, viene fatto osservare, “durante la pandemia che discariche sono diventate strade e sentieri. Grazie proprio agli escursionisti che educatamente buttano tutto a terra infischiandosi del senso civico”. E questo è un aspetto spiacevole su cui sarebbe opportuno riflettere. (Ser)

• Nella foto di apertura un aspetto della strada del Colle del Prete dove, precisa il quotidiano La Stampa, “si potrà di nuovo andare con moto, quad e fuoristrada”.

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