Alpini / Il cappello ritrovato

Ha suscitato una giustificata emozione il cappello da alpino della Grande Guerra ritrovato a distanza di oltre100 anni sul Lagorai dai fratelli Renato e Giuliano Orsingher in gita sulla Busa Alta. Renato ha spiegato al quotidiano L’Adige che stava camminando lungo la mulattiera, in una zona costellata di postazioni belliche, e a un certo punto ha visto un lembo di stoffa: il cappello era ricoperto da sassi e ghiaia, e probabilmente per questo si è conservato. Non si è conservata ovviamente la famosa “lunga penna nera”. Il cappello sarà probabilmente donato al Museo degli Alpini di Caoria. 

Forse, se qualcuno non ci ha già pensato, sarebbe interessante un censimento dei più “vissuti” cappelli da alpino, a cominciare da quello attualissimo del generale Figliuolo, lo stratega dei vaccini anti covid. Un cappello che a molti appare degno di entrare nella storia è quello che fu di Nelson Cenci e accompagnò questo medico, già primario dell’Ospedale Regionale di Varese, sul Fronte russo nel gennaio del 1943. L’indimenticabile tenente Cenci raccolse la drammatica esperienza degli alpini in Russia nel libro “Ritorno”. 

E’ infine di dimensioni “maxi” il ligneo cappello da alpino che si può ammirare nella bassa Val d’Ossola lungo la famosa linea Cadorna. Un omaggio alle “penne nere” che hanno restaurato queste fortificazioni mai utilizzate facendone un’attrattiva turistica.

Un cappello illustre: lo portò Nelson Cenci sul fronte del Don (ph. Serafin/MountCity).
In apertura il cappello della Grande Guerra ritrovato sul Lagorai.