Letture / La cordata solidale di Tarcisio Bellò

Da una ventina d’anni Tarcisio Bellò, intrepido vicentino di professione bibliotecario, opera nel tempo libero non solo per realizzare il suo alpinismo ad alto livello su vari scenari, dai “vai” delle sue caserecce dolomiti alle Ande all’Himalaya. E sempre dando prova del suo eclettismo, da solo o in cordata, su roccia o ghiaccio. In realtà in questo periodo Tarcisio è come se avesse vissuto una seconda vita. Non ha infatti perso occasione di battersi per portare a compimento un grande sogno: l’amicizia solidale tra italiani e pakistani coltivata in nome di Cristina Castagna che perse la vita durante una scalata ad alta quota lasciando un grande vuoto nella comunità alpinistica. Basti pensare che a ventisette anni nel 2004, Cristina fu la più giovane donna italiana su un ottomila, lo Shisha Pangma, e che sua è la prima ascensione femminile al Makalu. 

L’Italia Peak, una delle vette scalate in prima assoluta da Bellò e dai compagni vicentini.

Ora è con un “caldo, forte, sentito abbraccio alpinistico” che Bellò consegna agli appassionati il suo nuovo libro, “Il coraggio dei sogni” (Hoepli, 355 pagine,19,90 euro). Dalle cui pagine si deduce che ci vuole la sua determinazione ma anche il suo coraggio per realizzare un sogno tanto ambizioso in un paese remoto come l’Hindu Kush. Ma perché stupirsi? Come giustamente nota Agostino Da Polenza nella prefazione, Bellò è un importante esponente di un certo “movimento” di cui fanno parte altri notevoli alpinisti. Aiuto e cooperazione sono i termini in cui si riflette l’operare di questi benemeriti i cui nomi raramente compaiono nelle cronache dei media.

Tarcisio cominciò la sua attività di filantropo costruendo nell’altro millennio un acquedotto per dare salute ai bimbi, alle donne e agli uomini del villaggio di Ghototi. Nel 2015 realizzò sempre in quel villaggio, con un importante impegno economico e di supporto tecnico e lavoro, il Blue ky Bridge che unisce le due sponde di un fiume impetuoso. La sua opera, condivisa con gli amici vicentini, prosegue ancora oggi con un centro che porta il nome di Cristina Castagna. Dovrà essere, quando sarà completato, un luogo di istruzione e formazione per dare un’opportunità ai ragazzi e alla gente delle valli di quelle montagne. Il progetto è sostenuto anche dalla moglie e dal figlio di Daniele Nardi, l’alpinista che se ne è andato per sempre nel tentativo di scalare il proibitivo sperone Mummery al Nanga Parbat. 

Il Centro Alpinistico “Cristina Castagna” in Pakistan sarà finalizzato allo sviluppo di iniziative, risorse economiche e servizi a livello locale. Per ogni libro di Tarcisio Bellò acquistato nelle serate programmate verranno versati 10 euro al progetto allo scopo di proseguire i lavori. 

Va ribadito che in questi vent’anni di attività nella catena dell’Hindu Kush e Hindu Raj, Tarcisio non ha mai smesso di coltivare la sua passione per le scalate. Nella sua mirabile “collezione” figurano sei montagne di seimila metri delle quali cinque inviolate e quattro senza nome. Il libro fresco di stampa raccoglie buona parte di quest’attività alpinistico – esplorativa in dieci capitoli con un’appendice dedicata a notizie, scalate, trekking, curiosità sulle valli di Ishkoman e di Ghotolti tra Hibndu Raj e Hindu Kush. Perché Bellò con infinita pazienza non si è limitato a ricucire le pagine più appassionanti delle sue ricerche alpinistiche ma si è dedicato anche a fornire indicazioni sui luoghi da visitare e sui vocaboli locali in uso. 

Incuriosisce l’avvio bonariamente trasgressivo di questa cordata solidale. Correva l’anno 1997 quando la “sete di conoscenza “ di Tarcisio lo portò a scoprire nuovi orizzonti in Pakistan insieme con gli amici di Montecchio Maggiore. Senonché durante lo sbarco a Rawalpindi capitò un imbarazzante inconveniente: uno dei bagagli perdeva liquido rosso. Si trattava di mosto d’uva concentrato, ufficialmente succo d’uva. Agli alpinisti, che mattacchioni!, quel mosto serviva per fare il vino al campo base nonostante il divieto d’importazione di bevande alcoliche. L’operazione riuscì comunque con buoni risultati e al ritorno Bellò con gli amici festeggiò in pompa magna l’exploit, ospiti della grande azienda vinicola che supportò quell’alcolica trasferta.

Cristina Castagna

Fra le tante spedizioni di cui Bellò fornisce con scrupolo un’infinità di particolari e aneddoti, spicca la trasferta del 2019. Con la consueta generosità, quell’anno avrebbe voluto recarsi al Nanga Parbat per offrire aiuto a Daniele Nardi e a Tom Ballard impegnati nella salita allo Sperone Mummery dove persero come si è visto le loro giovani vite. Non poté però malauguratamente evitare di finire sotto una valanga riportando ferite e fratture. E non c’è da stupirsi se in quella circostanza Tarcisio provò soprattutto un timore: quello di dover chiudere, per la temuta invalidità, con il suo impegno per gli amici del Pakistan. Impegno che per fortuna, tornato in buone condizioni fisiche, continua per lui anche attraverso le pagine di questo libro. 

“L’alpinismo, la divulgazione delle conoscenze tecniche e della storia, l’impegno umanitario, l’amicizia sono facce diverse della medesima passione per la montagna, senza di essa tutto ciò non esisterebbe, grazie ad essa possiamo forse essere persone un pochino migliori” spiega Tarcisio. Lo ribadì quando nel 2017 seppe della sua candidatura al prestigioso premio della Società Escursionisti Milanesi dedicato a Marcello Meroni. Parole degne di questo simpatico personaggio che emerge in ogni pagina dell’imperdibile libro “Il coraggio dei sogni” (Ser) 

Montecchio Maggiore, 1997. Tarcisio Bellò (a sinistra) brinda con i dirigenti della casa vinicola Zonin che offrì sostegno a una sua spedizione mettendo a disposizione il mosto necessario per produrre sperimentalmente il vino al campo base. Ph. Serafin/MountCity

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