Dolomiti / Mobilità alternativa, quali prospettive

Di un patto Zaia-Ghedina sui nuovi impianti per unire le valli dolomitiche e svuotare i passi riferisce il Corriere delle Alpi del 28 settembre. Argomento scabroso questo della mobilità alternativa al traffico automobilistico che rappresenta un costo altissimo per i contribuenti e riserva non poche incognite per il rispetto dell’ambiente da parte delle nuove infrastrutture. Quanto ai risultati, è tutto da vedere… Di “farsa della mobilità alternativa” parla Luigi Casanova nel sito di Mountain Wilderness il 21 settembre ripercorrendo le fasi dei tanti progetti attuati o in attesa di essere attuati nelle Dolomiti in nome di tale mobilità alternativa.

“Si è iniziato con la Val Jumela (Pozza di Fassa) nell’area sciabile del Buffaure”, riepiloga Casanova. “La si sarebbe voluta collegare con la zona del Ciampac (Alba di Canazei) per avere respiro verso il giro del Sella. Per fare questo, si sarebbero dovuti demolire i principi base delle normative a tutela dell’ambiente del Trentino. Una grande mobilitazione di massa, con Mountain Wilderness e la SAT intera in prima fila, non è riuscita purtroppo a fermare questo collegamento. L’area sciabile di Buffaure soffriva da anni un irrecuperabile indebitamento. Per il collegamento, fatto passare come mobilità alternativa e alleggerimento del traffico sulla statale 48 delle Dolomiti, la società sciistica ha ottenuto l’80% del finanziamento a fondo perduto e ha portato il mondo politico (tutto ben unito) a violare le normative in materia di tutela ambientale. A collegamento realizzato nessun problema di viabilità nel fondovalle è stato ovviamente risolto e, anzi, la situazione del traffico continua a peggiorare anno dopo anno”.

Questo e altri significativi precedenti non intaccano l’ottimismo del duo Zaia-Ghedina. “I nuovi collegamenti intervallivi”, è una delle dichiarazioni raccolte dal Corriere delle Alpi, “permetteranno di rispondere in maniera esaustiva alle continue richieste di una mobilità alternativa, rispettosa della montagna”.

Nell’incontro fra Zaia e Ghedina si è anche parlato del rapporto tra il turismo lagunare e dolomitico. Presenti erano il vicesindaco di Venezia, Andrea Tomaello e il sindaco di Treviso Mario Conte, che è a sua volta presidente regionale dell’Anci.

Si è saputo che le presenze turistiche in provincia di Belluno sono di poco superiori a quota 3,5 milioni (più di 5 milioni nel 2000). L’ipotesi è che si possa diluire sul territorio anche una parte dei 29 milioni di presenze di Venezia, dal momento che la città lagunare si satura a 19 milioni. “Ma certo, soprattutto sulle Dolomit”, assicura il presidente Zaia. “Ma a una condizione: che i prossimi Giochi invernali diano l’opportunità di realizzare nuove infrastrutture di accesso e di riqualificare l’impiantistica per una mobilità alternativa alle auto negli ambienti più delicati”. La ridistribuzione delle presenze turistiche potrebbe portare al raddoppio di quelle bellunesi, o quanto meno a superare quota 5 milioni, come all’inizio secolo. “E noi siamo pronti ad accoglierle. Si pensi soltanto che i 10 alberghi chiusi a Cortina sono in ristrutturazione o con i progetti cantierabili”, sospira Ghedina. Questo si legge sul Corriere delle Alpi.

Il sindaco d Cortina cerca di rassicurare in primo luogo gli ambientalisti: “Con i nuovi impianti e i nuovi collegamenti pensiamo di liberare progressivamente anche i nostri passi dai carichi eccessivi di auto e proprio per questo stiamo già approntando a valle nuovi parcheggi”, afferma il sindaco. “Vogliamo, insomma, corrispondere concretamente a quella sostenibilità che fin dalla candidatura olimpica ci eravamo proposti”.

Diversa la posizione di Mountain Wlderness. “Ora, anche grazie alla promozione turistica dei territori seguita ai mondiali di sci alpino di Cortina 2021 e alle prossime Olimpiadi invernali Milano – Cortina 2026”, spiega Casanova, “si è inventato il Dolomiti No Cars: si propongono ben quattro collegamenti che offendono qualunque intelligenza e sensibilità, sempre presentati come mobilità alternativa. Tre riguardano le Dolomiti: Cortina – passo Falzarego – val Badia; Cortina – Arabba – attraverso l’area di Col di Lana, zona di enormi sacrifici umani durante la Grande Guerra per poi proiettarsi verso la vetta della Marmolada; Cortina – Alleghe – Monte Civetta per poi invadere l’area del monte Pelmo verso la valle del Biois. Uno dei collegamenti invece interessa la Lombardia: la zona di Livigno, il collegamento da passo dello Stelvio verso Valdidentro per arrivare a Livigno, un vecchio sogno che ha trovato nuovo respiro”.

Il governatore Zaia non perde in ogni modo occasione per rilanciare i progetti di collegamento tra Cortina e il sistema Civetta, da una parte, e fra Cortina e il sistema Arabba-Val Badia, dall’altra. In chiave non solo sciistica, ma trasportistica, con l’obiettivo, appunto, di alleggerire l’assalto delle auto. “Se c’è un albero da salvare, siamo i primi a dire di salvarlo”, afferma Zaia, “e non è che l’hanno capito solo quelli che scrivono i post su Facebook. Ci sono tecnici e Università che stanno lavorando e lasciamoli lavorare”.

“C’è una sola area nelle Alpi”, ribadisce Casanova, “dove la rete impiantistica potrebbe risolvere problemi di traffico. E’ quella relativa ai quattro passi Pordoi, Sella, Gardena e Campolongo. In questo caso le tre province hanno lasciato via libera ai motori e ai transiti nonostante la situazione drammatica nelle alte quote a causa di rumore e inquinamento”. 

Rimane da vedere che cosa ne sarà del famoso trenino da Calalzo a Cortina che dovrebbe rimettersi in marcia come ai tempi delle Dolomiti 1956. Il Recovery Plan con il 40% dei fondi destinato agli enti locali lascia intendere che il  treno sarà presto realtà. Per quanto riguarda il Cadore, indiscrezioni danno per probabile la Val Boite, quindi da Calalzo i convogli saliranno verso Tai di Cadore, Valle, Vodo, Borca, San Vito, Cortina. Il percorso potrebbe in parte svilupparsi sulla destra del Boite per la gioia dei turisti provenienti da Venezia. Da Calalzo ad Auronzo verrebbe poi realizzata una linea ferroviaria a scartamento ridotto per collegare la cittadina delle celebri Tre Cime e il Comelico.

L’ investimento? Si parla di un miliardo di euro. Ma se saranno rose le Dolomiti diventeranno davvero il cuore d’Europa. E poi i treni turistici rappresentano dovunque un toccasana, a cominciare da quello svizzero delle Alpi Retiche, patrimonio dell’umanità, senza dimenticare i meravigliosi convogli da Bolzano a Malles carichi di biciclette e turisti festanti. Il sospetto è che l’argomento sia stato per ora accantonato. Un altro tipo di mobilità incombe e occupa le menti dei politici. Ma davvero si tratta soltanto di una farsa? (Ser)

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