Letture / La grande scalata di Robert Kennedy

Impossibile confonderlo con la frequentatissima Punta Kennedy che svetta a 3295 metri con i suoi ghiacci nella Val Malenco. Il Mount Kennedy (4250 metri), quello dello Jukon, è entrato di recente nella storia alpinistica. Fu nel 1963 che gli americani decisero di dedicare al presidente John Fitzgerald Kennedy assassinato a Dallas questa cima del Canada ancora inesplorata. 

Nel 1965 il compito di violarne per primo la cima venne assunto da Robert Kennedy, senatore, fratello di John, padre di undici figli. Compito non facile per un personaggio digiuno di alte montagne, ma a facilitarglielo provvide Jim Whittaker, una celebrità dell’alpinismo a stelle e strisce, primo salitore americano dell’Everest. 

A seguire passo passo questa spedizione ricreandone sapientemente il clima senza tralasciare i travagli degli Stati Uniti di quegli anni turbati dai bombardamenti in Vietnam è Eleonora Recalcati in “Esploreremo le stelle”, appassionante libro della collana “Stelle alpine” diretta da Marco Albino Ferrari (Hoepli, 164 pagine, 19,90 euro).

 

Il racconto procede sempre spedito e documentatissimo e Bob, a un passo dalla candidatura alla presidenza americana, conserva sino alla tragica morte il ricordo di quella avventura di montagna senza mai perdere di vista l’amico Jim. 

Ciò che stupisce nel racconto della salita è la formidabile grinta del senatore che a quarant’anni, quattro più della sua guida, porta a termine la missione avanzando nel vento e inginocchiandosi esausto una volta arrivato in cima con i compagni di salita rispettosamente in disparte. 

L’avventura nello Jukon, come è possibile intuire, è solo un episodio forse marginale di una vita che corre verso il crepuscolo. Nelle pagine del libro si affacciano personaggi che hanno fatto la storia degli Stati Uniti: tra questi l’astronauta John Glen e l’indomito Martin Luther King impegnato nella lotta per i diritti degli afroamericani. 

E’ usando molta discrezione che l’autrice entra nell’intimità dei Kennedy impegnati nella campagna elettorale di Bob al quale l’impresa nello Jukon è costata anche qualche amarezza. Non manca infatti chi lo accusa di essersi “fatto portare in cima” per risparmiare le forze. Bassezze da campagna elettorale. In realtà è la campagna stessa a devastarlo nella mente e nel fisico più di qualsiasi scalata.

Le battaglie di Robert Kennedy, come osserva Walter Veltroni nella prefazione, affrontano tutti i temi più difficili degli anni sessanta. Lo troviamo tra gli indiani del Nord Dakota, nel Sud Africa dell’apartheid, nei ghetti degli afroamericani. Ma la forza interiore è sempre la stessa che gli ha consentito di scalare la montagna canadese, digiuno di alpinismo ma sorretto con caparbietà dal desiderio di onorare l’illustre fratello. (Ser)

Jim Whittaker, una celebrità dell’alpinismo a stelle e strisce, primo salitore americano dell’Everest, guidò il senatore Robert nella salita al Mount Kennedy.

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