Eretici senza confini / Tour europeo per il film di Valla

Un lungo viaggio sulle tracce di Catari e Bogomìli, eretici del Medioevo diffusi dai Balcani all’Europa occidentale, le cui vicende trovano molte analogie in storie cronologicamente più vicine, come la Shoah, il genocidio armeno, l’intolleranza verso chi è “diverso” e arriva nell’Occidente civilizzato. A raccontarlo è il documentario “Bogre. La grande eresia europea” del regista e sceneggiatore Fredo Valla. “In lingua d’oc ‘bogre’ significa bulgaro – spiega il regista – ma da secoli la parola ha assunto il significato di inetto, babbeo, colui che maschera la verità. Dal XII secolo ‘bogre’ divenne un insulto diretto ai Catari d’Occitania, assimilati al movimento dei Bogomìli bulgari, da cui il catarismo occidentale derivava”. 

Il film, prodotto da Chambra d’Oc – IncandenzaFilm – Lontane Province Film, ha visto la partecipazione di Giovanni Lindo Ferretti e Olivier de Robert e con Muriel Batbie-Castell, Gérard Zuchetto, Alain Vidal, Luca Occelli, Dario Anghilante, ed è stato girato attraverso Bulgaria, Italia, Occitania, Bosnia e in cinque lingue (bulgaro, francese, occitano, italiano e bosniaco).

Ora “Bogre” inizia una tournée europea. A Parigi il regista è invitato all’Istituto italiano di Cultura per introdurre il 1° ottobre con Gérard Zuchetto uno dei protagonisti del film, il concerto dei Troubadours Art Ensemble. Il tour prosegue il 2 ottobre a Oulx, per la Fiera Franca. Rientro nella Granda il 9 ottobre, per una proiezione curata dall’Istituto storico della Resistenza, alle 15 al cinema Monviso di Cuneo, alla quale interverrà il regista con Michele Calandri, direttore della rivista dell’Istituto “Il presente e la storia”.

Poi attendono altre platee: quella di Torino, dove l’opera tornerà il 12 ottobre, al cinema Baretti, quindi Barge, il 23 e, importantissima, la data del 1° novembre a Sarajevo, che compare nelle riprese con una drammatica immagine dell’incendio della biblioteca, per proseguire a Baziers, Barcellona e Lleida, la città catalana dove il tour si concluderà il 3 dicembre. Un percorso di proiezioni che riporta “Bogre” sulle strade dei suoi antenati, i perseguitati di ieri che il regista evoca per far riflettere su quelli di oggi. 

“Sono anni che faccio documentari e mi occupo di lingua e di cultura occitana, quindi la vicenda dei Catari ha attraversato la mia vita”, dice Valla. “Poi nel 2005 ho avuto l’occasione di cominciare una collaborazione con Antonio e Pupi Avati che producevano una serie di puntate sui Paesi dell’Est per TV2000. A me fu assegnata la Bulgaria. Là conobbi Axinia Dzurova, studiosa di testi slavi e glagolitici. Axinia, allieva di Ivan Dujcev, tra i maggiori studiosi dei Bogomili, mi rivelò – e fu una vera rivelazione – le relazioni fra Bogomìli e Catari. Da qui l’idea del film, per raccontare un’eresia europea che nessun film aveva mai raccontato. 

Tra il 2016 e il 2017 ho lavorato alla scrittura. Le prime riprese sono state in Bulgaria, nell’autunno del ’17, là dove la vicenda di questi eretici ha preso le mosse. A marzo di quest’anno, Bogre ha esordito con successo al Film Festival Internazionale di Sofia ed è un po’ come se si fosse chiuso un cerchio, come se il film cominciasse la sua strada da dove tutto è iniziato”.

“Ma Bogre”, precisa Valla, “ha una storia particolare anche per ciò che riguarda il reclutamento della troupe, composta da ex allievi e collaboratori de “l’Aura”, la scuola di cinema che ho fondato col mio sodale Giorgio Diritti a Ostana, paese delle Alpi occitane davanti al Monviso. Girare è stato come fare scuola sul campo. Una bella soddisfazione per me e per gli allievi che sono cresciuti facendo”. 

Bogre è, per concludere, un film sulla libertà di pensiero, sul diritto di scegliere (eresia significa scelta), su un’idea di giustizia in opposizione ai poteri intolleranti. Le vicende di questi eretici trovano un parallelo in storie a noi più vicine, come la Shoah, il genocidio armeno, l’intolleranza verso chi e diverso da noi e viene a “invadere” l’Occidente civilizzato. I bogre di oggi! Una storia estirpata dai libri di storia che ritorna, perché, ahinoi, il male non finisce.

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