Appunti ossolani / I soggiorni montani dello storico Del Boca

Ad Angelo Del Boca, grande amico della montagna ossolana, lo storico che fu il pioniere degli studi sul colonialismo italiano e denunciò i crimini del fascismo con l’uso delle armi chimiche sulla popolazione civile in Etiopia nel 1935 (erano prodotte in Val d’Ossola, alla Rumianca di Pieve Vergonte), dedica questo ricordo Paolo Crosa Lenz nel fascicolo Lepontica di settembre.

Angelo Del Boca nel 1947 con Elio Vittorini e Alberto Cavallari.
 

Angelo Del Boca fu il primo e più grande storico del colonialismo italiano. Novarese di nascita, negli ultimi decenni aveva casa estiva a Crodo in Valle Antigorio e lo conobbi nei suoi sereni soggiorni montani come comuni collaboratori con il Centro Studi “P. Ginocchi”, animato dall’infaticabile Marco Mantovani.

Del Boca, giovane partigiano nelle brigate “Giustizia e Libertà”, ebbe due grandi meriti nella cultura italiana. Primo: rivelò i crimini commessi durante l’occupazione fascista dell’Etiopia nel 1935 con l’uso di armi chimiche sulla popolazione civile (erano prodotte anche in Val d’Ossola, alla Rumianca di Pieve Vergonte).

Dimostrò anche le atrocità dell’occupazione della Libia (prima di Giolitti, poi di Mussolini) con i campi di concentramento e le deportazioni di massa dalla Cirenaica.

Secondo: demolì l’immagine degli “Italiani brava gente”, ovvero la tesi di un colonialismo italiano mite, di un esercito cavalleresco incapace di brutalità, rispettoso del nemico e dei civili.

Bugie colossali che nascondevano nefandezze atroci.

Nel 1995 Angelo Del Boca si scontrò con Indro Montanelli (“Io c’ero e non ho visto niente”). Quando l’anno dopo il ministro della difesa Domenico Corcione rivelò al Parlamento l’uso delle armi chimiche in Etiopia, il “toscanaccio” (da galantuomo) chiese pubblicamente scusa.

Angelo Del Boca fu sempre legato alla mia terra, la Val d’Ossola. Nel 2000 pubblicò per l’amico editore Grossi di Domodossola una sua biografia (“Un testimone scomodo”) e per otto anni contribuì con saggi autorevoli al nostro “Almanacco Storico Ossolano”, officina di studi e di cultura tra i monti.

Lo ricorderemo con affetto e stima feconda per il suo coraggio intellettuale e l’esempio di alta onestà culturale. Mi raccontò la sua sofferenza quando la Destra italiana invitava al suo linciaggio. Seppe tenere la barra dritta e questo sia di monito ai nostri giovani.

Paolo Crosa Lenz

da Lepontica, settembre 2021

Del Boca in cordata nel 1950 con il giornalista Giorgio Bocca sul Ghiacciaio del Gigante.

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