“Bushcraft 101” / L’arte della sopravvivenza in 300 pagine

Ci sarebbe da riflettere sul successo ottenuto negli Usa, e ora anche in Italia (2500 copie bruciate in dieci giorni) da Bushcraft 101, la guida da campo all’arte della sopravvivenza nella natura selvaggia,  libro scritto da Dave Canterbury esperto della materia, da poco proposto dalla piemontese Priuli & Verlucca. Bushcraft è un termine che indica la competenza e la destrezza nelle attività utili in un habitat privo di quegli “addomesticamenti” della civiltà che siamo abituati a considerare una condizione naturale, e che invece rappresentano esattamente il suo contrario. 

Meticoloso manuale di 300 pagine basato su quelle che l’autore definisce le 5 C (cutting tools, covering, combustion devices, containers, and cordages, ovvero coltelli e oggetti da taglio, coperture, combustione, contenitori, corde), il libro dà indicazioni su come affrontare la wilderness, o comunque zone prive di tutte le più elementari comodità, a partire da un tetto sulla testa. Fa riferimento a situazioni, soprattutto legislative, abbastanza diverse, perché le norme italiane sono più severe di quelle statunitensi in materia di tutela animale e di accensione di fuochi.  

Ma l’averlo pubblicato integralmente (sia pure segnalando l’esistenza di specifici divieti) è un dato positivo: pur se le zone selvagge, in America sono molto più vaste di quelle offerte dal Bel Paese, può capitare anche qui di doversela cavare in un ambiente ostile (lo hanno provato recenti casi di cronaca, dal Friuli alla Sardegna); trappolamenti e falò, dunque, potrebbero tornar buoni quando fosse in gioco una vita, caso nel quale è evidentemente ammessa la trasgressione). 

Il più della precettistica viene comunque dedicato ad attività semplici, anche se importanti, a partire dal corretto contenuto dello zaino (spesso si dimenticano cose indispensabili, mentre si dà spazio a oggetti superflui, o sostituibili con risorse del territorio). Ci sono l’orientamento, l’alimentazione con risorse vegetali o animali, la protezione dalle intemperie e il mantenimento delle temperatura, tutte cose appartenenti all’uomo nella sua condizione primigenia e perdute per i più. Oggi un cittadino, persona civile e acculturata, ma abbastanza analfabeta di natura, in genere resiste pochissimo in ambienti dove gli indigeni, grazie alla conoscenza, sanno adattarsi e vivere. 

Per tornare alla considerazione iniziale, il manuale piace perché apre spiragli su un modo di rapportarsi alla natura che è diretto e semplice (può apparire complicato solo perché si sono fatte disimparare nozioni e manualità) e risponde al bisogno, sempre più avvertito, di liberarsi dalle griglie di un modo di vivere consumistico e passivante, in cui l’autosufficienza è un’eresia. 

Non a caso Canterbury, in America, ha già dato alle stampe un altro libro, Advanced Bushcraft, secondo livello di tecniche per la sopravvivenza in ambienti ostili. 

Luciano Santin

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