Monopattini / Stop alla barbarie, urge una legge

“Purtroppo gli eventi drammatici che continuano a ripetersi impongono una riflessione più attenta sul modo in cui i monopattini devono circolare”. Lo ha detto il governatore della Lombardia Attilio Fontana durante una conferenza a Palazzo Lombardia convocata lunedì 6 settembre. Un’occasione per proporre al Parlamento una stretta a livello nazionale. Quella stretta che due giorni prima, il 4 settembre, in MountCity era stata prospettata come indispensabile dal giornalista Roberto Serafin finito all’ospedale San Carlo con un trauma cranico dopo essere inciampato su un monopattino a noleggio incoscientemente abbandonato su un marciapiede di via Marghera. 

Nei reparti ortopedici e chirurgici del San Carlo è stato facile per lo sfortunato giornalista misurare le conseguenze di questa deleteria febbre del monopattino. Il bilancio? Presto fatto. Più di un incidente al giorno a Milano, 659 dal primo giugno 2020 a oggi. Troppi per non intervenire con norme più restrittive. 

Con piacere si apprende che la Regione Lombardia ha presentato al Parlamento una proposta di legge, approvata dalla giunta, per modificare le disposizioni vigenti (praticamente inapplicate e perciò inesistenti) sui monopattini elettrici. 

Ad annunciarlo, è stato nello stesso lunedì 6 settembre l’assessore regionale alla Sicurezza Riccardo De Corato. “Dal 1° giugno 2020 a oggi, nella sola città di Milano, Areu ha ricevuto 659 richieste di intervento per incidenti con questi mezzi. È sotto gli occhi di tutti la loro pericolosità”, ha detto De Corato che ha quindi rivendicato “l’urgenza” di un intervento legislativo. 

Che cosa prevede la proposta lombarda? In sintesi l’obbligo di assicurazione per responsabilità civile, la limitazione della conduzione alle sole persone che abbiano compiuto 18 anni di età, con conseguente divieto per i minori, e l’estensione a tutti i conducenti dell’obbligo di indossare il casco protettivo, oggi previsto solo per gli under 18. 

Intanto alla redazione di mountcity sono arrivati numerosi messaggi di solidarietà al giornalista che non ha esitato a mostrarsi in un selfie, il volto tumefatto e insanguinato dopo la caduta, per far capire a quali pericoli va incontro anche il cittadino che cammina tranquillamente sul marciapiede. Non succede soltanto a Milano, s’intende. “Io, abitando in via Cernaia, uscendo sotto i portici”, ha testimoniato un amico di Torino,  “rischio giornalmente la vita. Sfrecciano monopattini che fanno lo slalom tra i passanti, pur essendo vietato”. 

Dal Mezzogiorno un amico appassionato di montagna si stupisce che tra i monti, pur avendo praticato tutte le discipline in tanti lustri, non capiti quasi mai d’infortunarsi mentre è alto il rischio di camminare in città tra tanti monopattini che sfrecciano veloci, zigzagando fra pedoni e traffico veicolare, anche sui marciapiedi. Menefreghismo assoluto”. 

“Ho appena letto su Mountcity dell’incidente e ti faccio tanti auguri di pronta guarigione”, scrive dalle sponde del Toce dove risiede un altro amico alpinista. “Concordo con te, Milano è il posto più pericoloso del mondo, io da montanaro quale sono, non abituato ai rischi cittadini, cerco di venirci il meno possibile. Certo che i monopattini sono proprio antipatici e ora hai un motivo in più per avversarli. Qui non ce ne sono, in compenso è pieno di bici: elettriche e non. Certe volte basterebbe che avessero il campanello, come una volta. Bisognerebbe chiedere una legge che lo renda obbligatorio”. 

Ma fa piacere anche ricordare, per concludere, il messaggio di un amico vicentino, istruttore ed esperto alpinista himalayano. L’amico raccomanda al sottoscritto di “stare forte come sempre perché con l’indole montanara si superano tutte le avversità”. Ma siamo sicuri che basti un’indole montanara (ammesso e non concesso che io l’abbia quest’indole) per sopravvivere nella barbarie di Milano? (Ser)

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