Venti di pace nel reame di Luponia

“E’ stato solo un presidio. Volevamo spiegare perché chiediamo maggiore protezione dai lupi”. Dalle parole di Gesine Otten, presidente del Comitato salvaguardia allevatori Vco (13 promotori più “centinaia di sostenitori”), emerge una nuova versione della manifestazione di giovedì 12 agosto all’Alpe Devero contraria alla presentazione del romanzo per ragazzi “Osso la lupa – Uomini e lupi sulle Alpi”. Bersaglio, occorre ribadire, profondamente sbagliato: nonvorremo dare alle fiamme tutti libri che prendono le difese dei lupi?

Gesine Otten

La verità degli allevatori è emersa nell’intervista pubblicata il 22 agosto dal quotidiano La Stampa e in un comunicato della loro organizzazione. Questi allevatori in verità hanno una sola possibilità di difendersi: organizzarsi in comitati, unirsi, essere attivi e combattive scegliendo con intelligenza i temi su cui operare. “Lamentarsi, sperare che le organizzazioni agricole o le istituzioni facciano qualcosa equivale ad arrendersi”, questo sostengono. 

E’ doveroso ammettere che quella degli allevatori è una categoria da tempo sofferente. In questi ultimi decenni nell’Ossola la resistenza delle piccole aziende di montagna è sempre più difficile e molti allevamenti famigliari di pecore e capre hanno chiuso. Così il numero dei piccoli allevatori di montagna, una specie a rischio di estinzione, è diminuito costantemente: da 2891 aziende nel 1980, a 767 nel 2010.

“Non abbiamo minacciato l’autore del libro. Faremo anche noi denuncia per le accuse che ci ha rivolto”, ha detto Gesine Otten.Vedremo se alle parole seguiranno i fatti. Purtroppo l’episodio ha messo in luce anche la mancanza di strategia di associazioni ambientaliste incapaci di dialogare in situazioni di grande tensione contribuendo a costruire castelli di menzogne. “Un gruppo di facinorosi locali ha tentato – riuscendoci – di impedire all’autore di prendere la parola”, si leggeva in un comunicato di Mountaiun Wilderness riportato anche in questo sito. “Si trattava evidentemente di un’azione organizzata, con toni e stile intimidatorio, da un sedicente comitato di allevatori locali”. Quanto agli energumeni di cui si è denunciata la presenza, purtroppo se ne trovano ovunque ed è meglio cercare di parlarci invece che offendere prendendo spunto dal loro italiano stentato e dalla loro incontrollabile violenza verbale. 

Esistono i virtuosi della lite, ma i portavoce di associazioni che praticano per statuto un ragionevole ambientalismo dovrebbero saper misurare le parole quando si esprimono su episodi di cui non sono stati testimoni diretti. Ma lo sanno che soltanto Sgarbi si può permettersi il tormentone “capra, capra”, che detto da lui è buffo e per niente offensivo? Non possono le citate associazioni evitare di lasciarsi trascinare in queste bagarre da stadio?

Non è detto tuttavia che il dialogo tra lupisti e allevatori non possa riprendere su altre basi, con altri toni. Le occasioni per chiamare pacificamente in causa il lupo, grande accusato, non mancano. Un esempio? Nell’Ossola Re Lupo è il signore del carnevale di Vogogna che per la circostanza diventa per un giorno “il reame di Luponia”: seguito dai suoi lupacchiotti, Re Lupo libera la più avve­nente fanciulla del paese rinchiusa nel Castello e la sposa in pompa magna davanti al popolo festante dell’antico nobile Borgo, già capitale della Bassa Ossola. 

Un aspetto del carnevale di Vogogma, che per l’occasione diventa “reame di Luponia”.

Un’altra occasione d’incontro potrebbe essere, se quest’autunno sarà possibile organizzarla come è successo negli altri anni, la manifestazione denominata “Craf in Crov”, la più grande adunata di capre e di pecore delle Alpi Occidentali, una sinfonia di belati che per una giornata riempiono la bellissima conca in cui è adagiata Croveo, in valle Antigorio, ai piedi della cascata del Rio d’Agaro, lungo la strada che da Baceno serpeggia fino all’altipiano dell’Alpe Devero. Capre a Croveo, appunto: quasi uno scioglilingua. 

Lo spettacolo di Croveo in questa circostanza è impagabile. Centinaia di capre e pecore, con piccoli al seguito, giungono per farsi ammirare, amorevolmente accudite dai loro allevatori. L’atmosfera giusta per incontrarsi e discutere. A conclusione dell’evento, sull’esempio di Ben Jackson, allevatore australiano di pecore, si potrebbe formare un grande cuore con un gregge di pecore sapientemente indirizzato grazie al mangime sparso sul terreno come si vede nella foto qui sotto ripresa dal web. E chissà mai che un venticello di pace non riprenda a soffiare sulle vallate dell’Ossola. (Ser)

Ben Jackson, allevatore australiano di pecore, ha formato un grande cuore con un gregge di pecore sapientemente indirizzato grazie al mangime sparso sul terreno. 

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