Camminare allunga la vita, parola di Rigoni Stern

Camminare allunga la vita. E’ il motore dell’umore, del benessere, della felicità. Per questo oggi va di moda. Buono a sapersi di questi tempi: camminare per abitudine può essere anche un modo per salvare la pelle come raccontò Mario Rigoni Stern (1921-2008) nell’altro millennio in un articolo su “Famiglia Cristiana”.

“Personalmente sempre ho camminato tanto”, scrisse il celebre “sergente nella neve”. “Non solo da ragazzo, non solo in guerra dove il saperlo fare è stata la salvezza (si riferiva alla ritirata degli alpini nella campagna di Russia voluta dal Duce, a cui Rigoni Stern partecipò come sottufficiale). Penso che sarebbe bello andarmene da questo mondo camminando per colline boscose in una sera d’autunno, quando i cervi bramiscono”.

“Ho camminato di notte”, raccontò ancora Rigoni Stern, “verso l’alba per sentieri sotto la luna, con il bosco che muove le sue ombre vive, con l’aria resinosa che purifica il sangue, la testa leggera e libera dal sonno, i piedi dentro morbidi scarponi: le braccia accompagnano il movimento del corpo, il respiro le pulsazioni del cuore, i muscoli delle gambe muovono i passi in armonia e i piedi si posano sicuri sulla terra, sull’erba, sul muschio, sulla roccia”.

Più avanti nell’articolo Rigoni Stern si abbandonò ai suoi ricordi di camminatore. “Il sonno più bello e ristoratore”, raccontò, “l’ho fatto sopra un abbondante strato di paglia dopo avere camminato per nove ore; il bagno più vivificante in un torrente dopo essere salire sulle cime; l’acqua più buona l’ho bevuta poco lontano da un capriolo dopo avere camminato un intero mattino; il pranzo più saporito nella malga dell’Amabile (era solo polenta abbrustolita sulla brace con latte freddo e pannoso) dopo aver vagato in pascoli con bosco d’alto fusto”.

“Il camminare allunghi la vita o aggiunga più vita agli anni”.  Questo raccomandava Rigoni Stern. “Ho conosciuto”, scrisse infatti, “dei buoni camminatori dalla limpida memoria che a novant’anni andavano ancora con il loro solito passo e quasi mai avevano avuto bisogno di medici”.

Ne tengano conto certe località alpine di villeggiatura del Nord Italia – meglio non fare nomi per carità di patria – dove frotte di vecchi turisti dopo avere pagato il conto (salato) al ristorante s’incamminano per smaltire le cibarie, prima di dedicarsi alla siesta, su strade aperte al traffico, sfiorati da auto e motociclette e ammorbati dai relativi gas di scarico. Sarebbe troppo oneroso riservare a questa affezionata clientela percorsi “dedicati” con qualche panchina per riposarsi? Basterebbe prendere esempio dalla Svizzera che è lì a due passi e dalla sua impeccabile rete di sentieri per tutti i gusti e per tutte le età, frequentati dalla clientela dei veterani in tutte le stagioni che l’Onnipotente manda in terra. Gli amici “scuizzeri”, loro si che ci sanno fare. E pazienza se si fanno odiare quando presentano il conto. (Ser)

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