Scenari d’agosto / Quelli che si portano dietro la città

Sembrava di essere al mare. Un po’ per le temperature (a livelli record anche sulle cime dolomitiche), un po’ per il numero impressionante di persone che si contavano sui sentieri e sulle strade bellunesi. Ne è stata una prova concreta l’assalto di ferragosto alle Tre cime di Lavaredo. Con oltre 700 posti auto a disposizione nel parcheggio ai piedi del massiccio più iconico delle dolomiti, gli addetti al casello sono stati costretti a chiudere l’accesso alla strada a pagamento già prima delle 8.30 del mattino. “Una cosa mai vista. Ed è così dappertutto”, è stato il commento di Moreno Gioli sul Corriere del Veneto.

Ferdinando Camon

Davvero indimenticabile è stato questo ferragosto 2021. Va segnalato sull’argomento anche un articolo di Ferdinando Camon, uno dei grandi vecchi della letteratura italiana, grande amico della montagna, nato nel 1935 in un piccolo paese della campagna veneta, che nei suoi libri ha raccontato la crisi e la morte della civiltà contadina. “Qui c’è troppa gente, io amo la gente ma non in montagna”, ha scritto Camon sul quotidiano Avvenire del 21 agosto. “La montagna è un altro mondo, venire dalla città alla montagna portandosi dietro la città vuole dire contaminare la montagna e offenderla”. 

“Certo che adesso la gente in montagna è troppa….La gente viene qui”, osserva ancora Camon che si trova in villeggiatura in Valle di Zoldo, “perché ama la città e vuole portarsela dietro, continuare ad averla, depurandola della calura. Ma non delle auto”. Che cosa fare contro l’andazzo delle troppe auto in montagna? “Vedo che i giornali chiedono di contingentare le auto, contandole sui valichi e limitandone il passaggio. Non mi associo”, conclude Camon. “Perché non ci sono né treni né autobus. Qui dalla città con la mia auto arrivo in 2 ore, in treno più autobus di ore ce ne vogliono 6-7. Chiaro che tutti vengono in auto”. (Ser)

One thought on “Scenari d’agosto / Quelli che si portano dietro la città

  • 27/08/2021 at 12:54
    Permalink

    Perché in Svizzera ci sono i postali (autobus) che collegano tutti i paesini di montagna e non, con frequenza oraria, e in Italia no?
    Persino chi abita ad Arese (pochi chilometri da Milano) deve usare l’auto per spostarsi.
    Parole, parole, parole e solo parole, e mai niente di concreto per risolvere le situazioni.

    Reply

Commenta la notizia.