Scenari d’agosto / Camminare, un gesto sovversivo

Per dichiararsi buoni camminatori, non serve essere atleti professionisti, aver scalato l’Everest o raggiunto il Polo Nord, come il norvegese Erling Kagge, autore di “Camminare” (Einaudi, 2019, 144 pagine, 13 euro). La rivoluzione, se di questo si tratta, è alla portata di chiunque. Basta decidere di rinunciare a qualche comodità e spostarsi a piedi ogni volta che è possibile, come non si è mai fatto nella vita. Camminare può allora diventare un gesto sovversivo, un modo per sottrarsi a questo mondo di opportunisti che fingendosi “green” sfrecciano su monopattini e bici assistite.

Capita di scoprire il piacere di camminare a una certa età quando ogni mezzo è buono per aggiungere vita agli anni. Da giovani non sempre se ne sente la necessità e invece può succedere che verso l’ottantina il camminare diventi, appunto, un gesto in antitesi con certi stili di vita patriarcali che un tempo s’imponevano da vecchi. 

“La velocità per potersi godere la montagna è quella del camminare. Qui in alto qualsiasi forma di locomozione che non siano i nostri piedi deve essere esclusa”. Questo sostiene l’attempato Messner e subito sui social qualcuno gli ribatte che oltre ai suoi piedi lui nella progressione sui sentieri himalayani si è valso dell’ausilio di sherpa provetti. Come se questa fosse una colpa.

Messner a parte, camminare appartiene una certa moda naturistica o salutistica nella frequentazione della montagna che finora è stata l’alternativa, l’eccezione per spiriti eletti e oggi è (quasi) una regola alla portata di tutti.

La tecnologia ha aggiunto appeal al camminare così come il passo di Armstrong sulla Luna in un certo senso svilì il camminare sulla Terra. Si cammina, come fanno certe signore ottantenni e palestrate, con l’occhio fisso sul lead del contapassi che fornisce informazioni anche sul consumo di calorie dovuto alla marcia. Al termine della prestazione le citate signore mandano ad amici e amiche tramite watsapp il compiaciuto resoconto dei chilometri percorsi, in aggiunta magari a quello delle buche realizzate sui campi da golf o delle “vasche” percorse in piscina. Ma in fatto di narcisismo, gli alpinisti come noto non sono da meno, sempre pronti a elencare e magnificare le loro scalate, a esibire in FB cime da loro violate perché non ancora proclamate (sui media, perlomeno) “sacre” e quindi ancora aperte a ogni genere di eroica impresa.

Lunga è la storia del camminare. Da qualche parte si è letto che il bipedismo, liberando le mani, favorì lo sviluppo della parola e della tecnica. La filosofia nacque camminando, ci ricorda Kagge in “Camminare”, fin dai tempi di Socrate e dei peripatetici. Camminate gente! (Ser)

Commenta la notizia.