Il soccorso che unisce e fa sistema

Oltre 10mila interventi di soccorso nel 2020, nell’anno in cui tutte le attività outdoor, a causa dell’emergenza Coronavirus, hanno visto un forte calo degli utenti. Basterebbe questo dato per offrire la “fotografia” di quanto il Soccorso Alpino e Speleologico si stia evolvendo e di come rappresenti sempre più un riferimento nel mondo dell’emergenza sanitaria in ambiente impervio.

L’immagine dell’organizzazione emerge a tutto tondo dalle pagine in pdf della rivista ufficiale “Soccorso alpino e speleologico” diretta da Simone Bobbio e Walter Milan. Si apprende tra l’altro come tra Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e Corpo della Guardia di Finanza la sinergia arrivi da lontano, da prima ancora che CNSAS. e SAGF fossero istituiti ufficialmente, il primo il 12 dicembre 1954 ed il secondo il 30 marzo 1965. Una storica collaborazione, mossa da pura solidarietà alpina, che si sviluppa dentro il tessuto sociale delle popolazioni montane.

La rivista istituzionale del CNSAS è diretta da Simone Bobbio e Walter Milan.

Di grande significato sono anche i rapporti con le “penne nere”: lo scorso 2 marzo a Bolzano, il Presidente del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico Maurizio Dellantonio e il Comandante delle Truppe Alpine Generale Claudio Berto hanno firmato un importante accordo di collaborazione sull’intero territorio italiano.

Due istituzioni di soccorso in montagna sono poi capaci di diventare un unicum, quando le esigenze di soccorso richiedono di lavorare fianco a fianco. È l’esempio che arriva dall’Alto Adige, dove il Soccorso Alpino e Speleologico collabora da tempo con il Bergrettungsdienst (BRD) dell’Alpenverein Südtirol (AVS). A loro volta le due associazioni collaborano fattivamente con gli organi della Protezione Civile e con la Centrale Provinciale d’Emergenza.

Ma come si diventa tecnici volontari del Soccorso alpino? Una buona fonte è sicuramente il Corriere delle Alpi del 13 agosto. “Nella quasi totalità dei casi”, si legge, “per entrare nel Soccorso alpino è necessario essere nati e cresciuti nel territorio sul quale si andrà ad intervenire, una conditio sine qua non per poter portare aiuto riducendo al minimo i rischi”.

“Ciò che caratterizza i nostri volontari”, si legge ancora sul quotidiano, “è la conoscenza del territorio e questa la si ha solo se si sono vissute le montagne, le valli e i sentieri sui quali poi ci si troverà a prestare servizio”. Questo aspetto viene sottolineato da Alex Barattin, delegato provinciale del Cnsas nel Veneto. “Se un soccorritore, anche molto bravo, arriva da un’altra parte d’Italia per operare sulle Dolomiti si troverà sicuramente in difficoltà e metterà maggiormente a rischio sé stesso e gli altri. Per questo abbiamo bisogno di volontari locali”.

Il CNSAS ha soprattutto bisogno, in realtà, di persone che sappiano muoversi tranquillamente su ogni tipo di terreno, come bosco, roccia, neve, ghiaccio. Oggi spesso si trovano aspiranti tecnici bravissimi ad arrampicare, ma che magari non sanno sciare abbastanza bene e questo costringe a farli tornare dopo qualche anno, in modo che nel frattempo possano acquisire le giuste competenze. È qui che entrano in gioco il Cai e le guide alpine con i loro corsi di formazione specifici.

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