Ricerche / Quei navigatori “naufragati” sulle Alpi

Dal Goms (“altissimo” Vallese) un piccolo popolo, nel XIII-XIV secolo, andò a colonizzare le alte valli dell’Europa Alpina. Bontà delle migrazioni. Il Goms (nella foto) fu un “laboratorio di civiltà” dove, gli uomini, per la prima volta nella storia, impararono a vivere tutto l’anno sopra i mille metri di quota. Fu un’impresa epica mai tentata da altri, un mestiere imparato per prova ed errore. La moderna ricerca storica ripropone una domanda antica in termini nuovi: da dove venivano quegli uomini che da Walliser (vallesani) divennero Walser (coloni migranti).

La storiografia svizzera (Paul Zinsli, Hans Kreis) li riconobbe Alemanni: un popolo germanico che, nella diaspora conseguente alla caduta dell’Impero Romano (Goti, Visigoti, Burgundi, Borgognoni, …) si stanziarono in Vallese, a nord delle Alpi. A nord, perché a sud c’erano già altri popoli.

In anni recenti la ricerca storica italiana (Gilardino, Rizzi) ipotizza un’origine scandinava a partire dall’VIII-XIX secolo, un periodo climaticamente molto freddo che indusse i popoli stanziati a spostarsi a sud. I Vichinghi, con le loro lunghe navi adatte alla navigazione dei fiumi, arrivarono fino in Sicilia e divennero Normanni. Uomini d’acqua “naufragati” sulle Alpi? L’ipotesi non modifica per nulla il quadro di civiltà delineato negli ultimi quarant’anni, ma pone l’enigma delle origini in termini nuovi.


Nel 1981 l’amico Enrico Rizzi pubblicò “Walser. Gli uomini delle montagne – die Besiedler des Gebirges” nel quale per la prima volta sganciò gli studi dalle tradizioni leggendarie per ancorarli ai documenti storici. Nel 2020 Rizzi pubblica “I Walser e le Alpi – ultimi studi” nel quale pone in termini nuovi il problema delle origini.
 L’ipotesi dei Walser come “uomini del nord” si basa su varianti linguistiche e sull’uso dell’alfabeto runico, oltre ad una riconsiderazione generale degli spostamenti di popoli nell’Alto Medioevo. 

Trovare ulteriori conferme a questa ipotesi affascinante è la sfida che attende le nuove generazioni di storici delle Alpi. 

Paolo Crosa Lenz

da Lepontica numero 10/2021

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