Allarme. Si è perso il senso del pericolo

Ondate di stupita indignazione ha sollevato la foto qui riprodotta dello stravagante tipo in tenuta da jogging che va a spasso sul ghiacciaio pianeggiante del Breithorn a 4.000 metri di quota come se fosse su una spiaggia. Senza abbigliamento tecnico adeguato, senza scarponi, ramponi, casco e corda. Solo con bermuda, canottiera e sneakers. L’immagine è stata diffusa dal Soccorso alpino valdostano. “In caso di caduta in crepaccio questa persona ha pochissime possibilità di sopravvivenza”, ha spiegato il direttore Paolo Comune. Iniziativa encomiabile. Proprio in quella zona la scorsa primavera un altro alpinista era sprofondato per 20 metri in una fessura del ghiacciaio, nascosta da un ponte di neve. Si era salvato dall’assideramento solo perché “era equipaggiato in maniera adeguata”, ricordano i soccorritori. 

Ma perché stupirsi? Di antica data è la sindrome del Tartarino sulle Alpi che sale alla Jungfrau convinto che in fondo ai crepacci ci sono materassi e che comunque c’è sempre qualcuno che verrà in tuo aiuto. Tale sindrome si sta diffondendo da quando si va in giro con lo smartphone in tasca. Persone, che una volta salivano in compagnia e adeguatamente attrezzate, ora camminano da sole o assieme a compagni altrettanto sprovveduti. Tutte convinte che basti comporre il 112 per essere aiutati.

Sembra latitare il senso del pericolo. O no? E quanti non se ne vedono in giro con sandali e sneakers sui ghiacci del Bianco dopo essere rapidamente saliti in quota con la Skyway o su quelli della Marmolada come ha denunciato un recente filmato trasmesso dalla Rai? Chi proclama l’assoluta e inviolabile libertà di rischiare dirà che ogni obbligo, ogni divieto in montagna imposto “dall’alto” va considerato un attentato alla libertà. Concetto valido e oggi diffuso, ma sarebbe da prendere in considerazione solo se l’andare in montagna fosse riservato a gente adulta e vaccinata.  (Ser)