Alpi Lepontine / Benedetti i fiori di San Giovanni

L’alpe Veglia, sulle Lepontine occidentali, è forse uno dei più grandi alpeggi delle Alpi. Negli anni ’70 del Novecento avrebbe dovuto scomparire sommerso da un grande invaso idroelettrico, ma si salvò e divenne il primo parco naturale del Piemonte nel 1978. Veglia è un luogo meraviglioso che racconta storia e natura delle Alpi. Al centro del Vaccareccio (il grande pascolo pianeggiante al centro dell’alpe) si ergono larici monumentali che hanno più di 500 anni. Sono un simbolo di tenacia e di resistenza. 

Per le comunità di Varzo e Trasquera, Veglia non aveva neanche un nome: era l’alp e basta, l’alpeggio per definizione, fonte di vita e di identità culturale.Tutti gli altri alpeggi della valle avevano un nome, Veglia nel dvarun (il dialetto della Val Divedro) no. La salita a Veglia era regolata dagli Statuti del 1321 e cadenzata sulle feste religiose. L’inalpamento (caria nel dialetto locale) avveniva non prima del 24 giugno (festa di S. Giovanni Battista) e lo scarico dell’alpe, la scaria, il 24 agosto (festa di S. Bartolomeo). 

All’alba del 24 giugno le mandrie iniziavano la salita dell’erto pendio del Groppallo ed era vanto di ogni famiglia raggiungere per primi la portea che segna l’ingresso all’alpe. Si ripeteva quel giorno, da tempi antichissimi, la cerimonia della benedizione dei “fiori di S. Giovanni”. Ne scrive Tullio Bertamini: “Consistevano questi in un mazzetto di erbe e fiori dei prati che, dopo la benedizione, venivano portati all’alpe e mescolati alla pastura del bestiame o anche tenuti nelle casere e bruciati sulla porta della baita o della stalla nell’avvicinarsi del temporale, né più né meno come si faceva per l’olivo benedetto in tutti gli altri paesi. Era dunque con un atto religioso che si iniziava l’alpeggio.” 

L’oratorio di San Giacomo in Veglia (costruito tra il 1621 e il 1634) si trova in posizione isolata all’ingresso del pascolo, di fronte a Cianciavero. Vi venivano celebrate quattro messe cantate l’anno e da esso partivano le Rogazioni, le processioni che percorrevano l’alpeggio per propiziare la crescita dell’erba e la salute di uomini e mandrie. 

Il 25 luglio l’intensa vita d’alpeggio rallentava perché salivano i parroci di Varzo a raccogliere le “decime” loro spettanti e consistenti in “cento libbre di formaggio per ciascuno di essi nella festa di S. Giacomo, cioè il formaggio che si fa con il latte di un giorno prodotto dalle bestie dei parrocchiani, e viene dato ai parroci nel detto giorno di S. Giacomo.” 

Nel XVII secolo vivevano in Veglia, durante i due mesi e mezzo di alpeggio estivo, circa 150 persone. Una piccola comunità di uomini dispersa fra il verde e le rocce di quelle montagne. Era comunque una comunità d’alpeggio numerosa, quasi sicuramente la più consistente dell’Ossola. 

Paolo Crosa Lenz

da Lepontica, luglio 2021

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