Bisio recita Serra. E la montagna ridà slancio agli “sdraiati”

Ispirato al best seller “Gli sdraiati” di Michele Serra, “Father and Son” che Raicinque trasmette sabato 3 luglio vede Claudio Bisio impegnato in un monologo teatrale che, con toni che oscillano tra il tragico e il comico, radiografa senza pudori il rapporto padre-figlio. Si racconta di un padre, di un figlio, delle ansie di un padre, dei suoi sensi di colpa e della voglia di capire, di accettare, di trasmettere, del bisogno di amore e libertà di un figlio, del disagio di chi cresce come tanti non con una famiglia ma con due genitori, dell’incontro difficile tra un mondo che pare vecchio e inutile e un mondo che pare nuovo e insicuro. Tutto questo viene per l’appunto a galla nel bel romanzo di Serra “Gli sdraiati” (2013) in cui la montagna “recita” un ruolo importante. 

Dal romanzo “Gli sdraiati” di Michele Serra, 400 mila copie vendute nel 2013, è tratto il monologo con Claudio Bisio (foto in apertura) trasmesso il 3 luglio da Raicinque.

Occorre ribadire, come è già stato fatto a suo tempo in MountCity, che il fascino del libro di Serra, 400 mila copie vendute, emerge anche e soprattutto dalle pagine in cui, su un erto sentiero, si consuma l’epilogo della storia. Serra è sicuramente un amico della montagna, Mountain Wilderness lo annovera nel suo Comitato etico-scientifico, nell'”Amaca” la montagna si affaccia di frequente con i suoi drammi e le sue contraddizioni.

La trama si arricchisce in ogni modo di fatti lontani e dimenticati, di sospetti pericolosi, del branco dei compagni del figlio, di ragazze, della madre ed ex moglie, del bel lavoro del padre, del racconto di quelle vite benestanti e colte, la vendemmia chic, l’arrampicata in montagna fuori moda, le seconde case eleganti. Quando s’immagina il Padre dello Sdraiato, è alla faccia chiusa e barbuta, agli occhi chiari e curiosi di Michele Serra che si pensa. 

Ovviamente è un attore che interpreta il ruolo. Claudio Bisio a teatro ha trasformato in monologo il romanzo. Finito di leggere “Gli sdraiati” (Feltrinelli,108 pagine, 12 euro), viene in effetti da chiedersi in quanti si siano accorti che uno dei migliori opinion leader italiani, che ogni giorno ci tiene compagnia con la sua “Amaca” nelle pagine del quotidiano La Repubblica, ha in realtà scritto il più bel libro “sulla” montagna degli ultimi tempi. 

Il padre del romanzo è in effetti contrariato più per l’indifferenza del figlio quando si trova a tu per tu con quella “disciplinata montagna borghese”, di quanto non lo sia per la sua scarsa o nulla attitudine alla fatica. Il figlio sulle prime arranca infatti indolente e a un certo punto sembra sul punto di desistere. Il padre crede di esserselo lasciato alle spalle e invece guardando in su (e in se) scopre che il ragazzo si è già involato verso il Colle della Nasca ed è lassù che il giovane si staglia contro il cielo agitando il cappellino da basket in segno di esultanza.

Michele Serra

Volendo azzardare, “Gli sdraiati” forse ci riconduce nei suoi risvolti educativi addirittura a Quintino Sella. Come si sa, Quintino impugnò la piccozza anche e forse soprattutto per strappare, offrendo il buon esempio, la gioventù dell’Italia post risorgimentale agli ozi e all’alcol. Insomma, per raddrizzare la schiena agli sdraiati dell’epoca.

Unica, sostanziale differenza tra Serra e Sella (notata l’assonanza dei cognomi?): a differenza di Serra (quello del romanzo, s’intende), Quintino aveva figli e nipoti disciplinati, diventati nel tempo suoi fedeli discepoli. La sua passione per l’insegnamento dell’alpinismo è adeguatamente raccontata dal figlio Corradino il cui apprendistato alpinistico iniziò alla tenera età di 7 anni durante una gita sulle Prealpi Biellesi in cui raggiunse la quota di 2500 metri. “Ma a 11 anni”, precisa Corradino, “cominciai ad assaggiare i ghiacciai e a 18 avevo salito parecchie punte del Monte Rosa e attraversato Cervino e Monte Bianco, sempre con mio padre che si lamentava solo di non avere agio di passare maggior tempo con noi sulle Alpi”. E’doveroso precisarlo. Di sdraiati nella famiglia Sella, che si sappia, non se ne sono mai visti. (Ser)

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