Letture / Welzenbach e l’invenzione della “scala”

Il tedesco Willo Welzenbach (1899-1934) lascia gli appassionati di alpinismo i chiodi da ghiaccio e, ultima ma non per importanza, la base della moderna classificazione delle difficoltà alpinistiche (Scala Welzenbach), risultato della sua meticolosità e preparazione non solo atletica e tecnica ma anche teorica: ancor oggi, sebbene conosciuta come scala UIAA viene ripresa quella da lui proposta. Welzenbach la ideò su sei gradi, per l’epoca la massima difficoltà raggiungibile. A Welzembach è dedicato “Il re dei ghiacci”, il nuovo libro di Reinhold Messner (Corbaccio, 240 pagine, 22 euro) che ricostruisce la tragica impresa del 1934 sul Nanga Parbat con tutti gli oscuri retroscena. 

L’attività, di Welzenbach, interrotta brevemente per una fastidiosa quanto misteriosa malattia che lo lasciò leggermente menomato al braccio destro, fu inarrestabile: 949 cime raggiunte e 43 prime ascensioni. Le più accreditate fonti dell’epoca parlano di una forma minore di tubercolosi ossea che aveva già colpito Welzenbach da giovane. Tuttavia alcune operazioni ben riuscite e una degenza in un sanatorio svizzero gli consentirono un recupero pressoché totale nonostante in quel periodo (1926-1927) fossecostretto a rinunciare ad una spedizione himalaiana.

Fu un grande innovatore della tecnica alpinistica: pur eccellendo in tutti i terreni fu soprattutto un grande ghiacciatore che per primo, nel 1924, utilizzò i chiodi da ghiaccio. Questo nuovo tipo di chiodo, derivato da quelli da roccia, gli consentì ascensioni prima di allora impensabili, garantendogli possibilità di assicurazione su tratti altrimenti impossibili da attrezzare. L’esordio dei chiodi da ghiaccio avvenne appunto nel 1924 per la scalata della parete nord del Grosses Wiesbachorn (3564), in Austria, nel Gruppo degli Alti Tauri.

Con Frizt Rigele, che forgiò materialmente i nuovi chiodi, salì l’impegnativa parete con elegante progressione intagliando un numero elevatissimo di gradini su cui poggiare la punta dei ramponi. Purtroppo, all’epoca di Welzenbach, i ramponi erano ancora a 8 punte, cioè privi delle punte frontali: tale conquista tecnica avvenne solo nella seconda metà degli anni trenta, dopo la prematura morte del forte ghiacciatore.

Sebbene la storia non si possa fare con i se e con i ma è indubbio il fatto che se ne fosse stato in possesso probabilmente le sue ascensioni sarebbero state ancor più ardite ed eleganti e forse avrebbe potuto programmare ascensioni che, proprio per la sua già citata previdenza, giudicò all’epoca ancora premature, come ad esempio la repulsiva parete nord dell’Eiger.

La carriera di Welzenbach continuò con un numero di ascensioni ragguardevoli risolvendo problemi alpinistici fra i più noti dell’epoca: molte pareti nord dell’Oberland bernese come ad esempio la impegnativa Fiescherwand, ovvero la nord del Gross Fiescherhorn. Da ricordare poi un’altra ascensione che sfiorò l’epico e che contribuirà, secondo alcuni suoi detrattori, a spiegare certi suoi atteggiamenti. Si tratta dell’ascensione dei Grands Charmoz, nel gruppo del Bianco, dove con Willy Merkl (altro personaggio che avrà un ruolo importante nell’epilogo tragico della carriera di Welzenbach) sopportò tre durissimi bivacchi in mezzo alla tempesta.

Sottoposto alla pressione crescente del Terzo Reich che reclamava la conquista vittoriosa di un Ottomila, Merkl andrà incontro al Nanga Parbat a un insuccesso tragico, con dieci morti di cui quattro tedeschi, i quattro migliori alpinisti della loro generazione. Fra questi Welzenbach, che trascorse gli ultimi giorni della sua vita a 7000 metri di quota, in mezzo alla bufera, senza più viveri né supporto. 

Con la consueta, grande capacità introspettiva, Messner ripercorre, attraverso diari, documenti, testimonianze e fotografie, la vita straordinaria di un uomo libero, un alpinista non interessato al potere e all’ideologia, in un periodo in cui, invece, il potere e l’ideologia erano entrati di prepotenza nel mondo dello sport e dell’alpinismo.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *