Vecchie rocce / Tonino e la battaglia contro il cemento

Il Devero lo ha sicuramente nel cuore. E’ un rapporto ininterrotto con questo meraviglioso alpeggio quello che ha caratterizzato la vita di Tonino Galmarini, 91 anni, decano delle guide alpine del Vco. In tali termini questo veterano che da tanto tempo si batte perché il meraviglioso alpeggio non venga trasformato in un luna park permanente, viene presentato sul quotidiano La Stampa del 23 maggio. Nato a Gallarate nel febbraio del 1930, Galmarini si trasferì nell’incantevole “alpe fiorita” (come la definì Ermanno Olmi) nel 1962. E non l’ha più tradita, estate e inverno, mettendo su famiglia, moglie e tre figli, con il denominatore dell’intenso e gratificante rapporto con queste montagne. 

Più di tanto però non si riesce a sapere di Galmarini sulla Stampa se non si accetta di sottoscrivere, com’è giusto, un abbonamento. Ecco allora venirci in soccorso Alberto Paleari con il suo libro fresco di stampa “Sul confine” (Monte Rosa edizioni) già presentato in MountCity. Nelle cui pagine Paleari descrive Tonino come un ometto coi capelli e i baffi bianchi, che un po’ assomiglia ad Asterix. Racconta di averlo sempre visto così, “come un larice di duecento anni, sempre uguale, sempre allo stesso posto”. E racconta di averlo visto arrabbiarsi poche volte, e ogni volta quando se la prendeva con l’ingordigia, un male diffuso. Non sopportava che nel suo rifugio si andasse per farsi una bella mangiata. A un certo punto lasciò il rifugio del Cai per la minuscola locanda Alpino, che era stata la prima locanda del Devero e aveva ospitato il fior fiore dell’alpinismo dell’Ottocento…

A proposito d’ingordigia, Tonino è in prima linea con suo figlio fra quanti, albergatori compresi, si oppongono al collegamento del Devero con gli impianti sciistici di San Domenico. La petizione alla Regione Piemonte per non fare il collegamento ha raccolto in poco più di un anno novantamila firme, ma l’amministrazione comunale di Baceno e la provincia di Verbania restano favorevoli al progetto, del tutto insensibili alle petizioni, e vanno avanti con l’iter necessario a iniziare i lavori. 

“Lo scontro”, racconta Paleari nel suo documentatissimo libro, “è feroce e l’estate scorsa, mentre Tonino era giù in paese ad assistere la moglie Isella ammalata, i vigili comunali sono saliti a chiudere la biblioteca che gestisce sulla piana del Devero con l’accusa di abusivismo, peraltro ritirata il giorno dopo. Si è trattato, crediamo, di un tentativo di intimidazione: quel piccolissimo chalet di legno è lì da quando sono salito al Devero la prima volta più di cinquant’anni fa e ormai da anni è diventato un presidio culturale che vi svolge un’attività meritoria e utile, possibile che si siano accorti solo ora che è abusivo?”. 

Questa umliazione, che non fa onore a chi l’ha autorizzata, non poteva sfuggire a uno scrittore affermato e profondo conoscitore di queste montagne come Paleari né ai bravi cronisti della Stampa che ha riportato nell’intervista una frase di Galmarini: una frase che meriterebbe di essere messa a chiare lettere su un manifesto in modo che tutti i visitatori che salgono lassù possano prenderne visione. “Devero”, sono le parole di Tonino riportate sulla Stampa, “è un paradiso da preservare senza altro cemento”. (Ser)

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