Dolomiti Unesco / L’inflessibile “Dolomeyes”

Nessuna chiusura è annunciata questa estate sui passi dolomitici né sono in vista altri provvedimenti per consentire un accesso sostenibile alle alte quote. Lo ha confermato in un’intervista al Corriere delle Alpi Mara Nemela, direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco, alla sua prima uscita pubblica a Belluno per la presentazione di “Dolomeyes”, personaggio di fantasia che guida la campagna per i comportamenti corretti da parte dei turisti sulle terre alte. “C’è un Piano per la mobilità sostenibile (Pms)”, ha spiegato Mara Nemela a proposito del traffico, “che prevede il contenimento del via vai sui passi entro il 2030 ed il 2050, con tanto di chiusure e di accessi alternativi ma le misure le prendono le istituzioni, le Province, la Regione, i sindaci. Le scelte politiche e amministrative non competono alla Fondazione”.

“Fin dalla mia nomina”, ha poi detto la direttrice, “ho assicurato il massimo coinvolgimento di tutti i portatori d’interesse. La campagna ‘Dolomeyes’ è il primo progetto con cui ho avuto modo di confrontarmi, ed è un perfetto esempio del metodo di lavoro con cui la Fondazione vuole interagire con il territorio e le comunità. Il coinvolgimento dei portatori d’interesse – in questo caso rifugisti e rappresentanti delle associazioni alpinistiche – è già sinonimo di successo”.

Albergatori, ristoratori, rifugisti dei Passi, che temono giornate di stop al traffico già quest’estate, possono, dunque, stare tranquilli? “Non mi risulta che gli enti di competenza abbiano annunciato iniziative di questo tipo”, ha aggiunto.

Quali sono i consigli di “Dolomeyes” all’escursionista che va sui sentieri dolomitici o al villeggiante che frequenta le valli? “L’invito è di controllare sempre il tracciato Gps del percorso. Per sicurezza è meglio portare sempre con se una buona cartina e chiedere informazioni prima di incamminarsi. In particolare vanno controllate le allerte meteo, per cui, se sconsigliati, è meglio non partire. ’Dolomeyes’ si arrabbia poi forte se il turista non rispetta l’ambiente. Vigila contro chi raccoglie fiori o piante, o anche rocce, oppure le incide. Minerali e fossili vanno osservati ma non toccati, tanto meno asportati”.

La campagna di comunicazione si concentra anche sull’uso consapevole dell’acqua nei rifugi di alta quota e su un abbigliamento appropriato. I rifiuti? “Beh, è chiaro”, conclude Mara, “vanno riportati sempre a valle, anche se si è in rifugio”.

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