Letture. Fra Italia e Svizzera zigzagando con Paleari

Si è dato due anni di tempo e ha approfittato del lockdown Alberto Paleari per raccogliere le idee, documentarsi e dare alle stampe un suo nuovo viaggio, questa volta una lunga camminata fra Italia e Svizzera, dal Sempione alla Formazza. Appena arrivato sugli scaffali delle librerie, “Sul confine” (Monte Rosa Edizioni, 272 pagine, 18,50 euro) rappresenta nella bibliografia di Paleari il seguito de “La finestrella delle anime”, racconto di un viaggio alla scoperta dei Walser della Valsesia uscito nel 2020 che a sua volta rappresentava una piacevole “coda” del pellegrinaggio laico e artistico dal Sacro Monte di Orta a quello di Varallo (“Verso la montagna sacra”), preceduta dal romanzo “L’angelo che scese a piedi dal Monte Rosa” dedicato al pittore Tanzio da Varallo. Questo per dire come i libri di Paleari si sovrappongano magicamente l’uno sull’altro come scatole cinesi, unificati da un unico teatro d’azione: l’ambiente delle Alpi Lepontine con tutte le sue bellezze e gli incontri che offre al di qua e al di là del confine italo-svizzero. 

Il segreto di questo instancabile scrittore ossolano con un brillante passato di alpinista e guida alpina è la capacità di lasciarsi “prendere” e meravigliare anche dalle piccole cose quotidiane. E infatti “Sul confine”, un po’ come gli altri di Paleari, è soprattutto un libro di persone, di incontri con le donne e gli uomini che queste zone, in bilico tra uno Stato e l’altro, le frequentano e le vivono. Fra tutti, ricorre spesso il ricordo di Erminio Ferrari, raffinato scrittore e amico fraterno dell’autore, morto tragicamente sul Monte Zeda il 14 ottobre 2020. 

Il libro si apre con alcune “fantasie su un vecchio cippo di confine”, partendo dalla suggestiva Piazza del Mercato di Domodossola, città di confine anzi di confini perché a una ventina di chilometri di distanza ci sono ben due confini con la Confederazione elvetica: il primo si trova a Iselle in val Divedro sulla strada del Sempione, il secondo in Val Vigezzo, poco dopo Santa Maria Maggiore. Ma non bisogna aspettarsi che le storie raccontate, compresa qualche gradevole lezioncina di storia, assumano un’intonazione cattedratica. Non sarebbe nello stile colloquiale dell’autore che sa mantenere il suo divertito àplomb anche quando parla di cose serie come certi progetti che violano spudoratamente, perlomeno negli intenti, la pace di certe aree considerate protette.

Va notato che il cammino letterario di Paleari lungo il confine con la Svizzera procede “zigzagando come la traccia della volpe che insegue la lepre sulla neve”.  Questo aspetto del libro consente al lettore una lettura ugualmente zigzagante, secondo l’impulso del momento, con la possibilità, volendo, di assaporare più volte la prosa di Paleari. Un esempio? Chi conserva un personale ricordo della Valdeserta che si spalanca discreta sulla sponda occidentale del lago del Devero può fare subito una scappata alla pagina 174 e ritrovarne l’incanto nelle parole dell’autore.

Alberto Paleari. In apertura il trittico del Sempione da Vallescia (ph. A. Paleari)

“Per gli escursionisti più tranquilli”, argomenta Paleari, “anche solo salire dal Lago di Devero all’Alpe di Valdeserta, con le sue radure fra i larici, i campi di mirtilli, la sua baita addossata a un masso dai muri di pietra e il tetto di assi di legno, è una delle più romantiche passeggiate del Devero.  Questa piccola baita, così appartata e inaspettata, invece di diminuire il senso di solitudine del luogo lo acuisce, è l’ultimo avamposto, l’ultimo segno dell’esistenza dell’umanità, da lì in su ci sono solo pietraie, creste rocciose, cime lontane e possi ormai poco o niente frequentati dagli alpinisti moderni come lo Scinjoch e il Bochtepass”.

Evidentemente il Sempione, circondato da vette di ghiaccio (esplorate a una a una da Paleari), è tra i passi quello che più impegna lo zigzagante autore, sempre accompagnato da Livia o dalla figlia Maria e dal fedele border collie. Ma fonte di scoperte per chi legge sono anche, fra i tanti, il San Giacomo e il Gries dove ogni anno transitano i pittoreschi someggiatori della Carovana dello Sbrinz diretta a Domodossola, passi che Ermanno Olmi immortalò nei suoi celebri documentari qui opportunamente citati e descritti. 

Alla fine del libro va segnalato l’elenco di passi e bocchette sul confine, di quelli interamente in Italia citati e di quelli interamente in Svizzera. La bibliografia è ben strutturata per chi desidera documentarsi sulla storia del territorio, sulla vita degli alpigiani dell’Ossola, sulle leggende, sulla storia alpinistica, sull’Alpe Devero (il posto più bello del mondo…), sulla Formazza del Novecento, sui passi alpini tra Formazza, Goms e Leventina, sull’operare del compianto Erminio Ferrari come scrittore e storico. Inutile aggiungere che anche questo nuovo libro di Paleari va letto come un irresistibile invito a camminare sulle tracce (zigzaganti ovviamente) di uno scrittore il cui amore per le “sue” montagne non ha mai conosciuto confini. (Ser)

Una veduta della Valdeserta all’Alpe Devero. Ph. Serafin/MountCity

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