McKinley all’inchiostro di china

Si celebra nel 2021 il 60° anniversario della prima salita del Mount McKinley (6178 m, Alaska) compiuta dalla Spedizione “Città di Lecco – Alaska ‘61” guidata da Riccardo Cassin e composta da Luigino Airoldi, Gigi Alippi, Jack Canali, Romano Perego e Annibale Zucchi. A questo anniversario la rassegna “Monti Sorgenti” dedica a Lecco una serata speciale organizzata dalla Fondazione Cassin giovedì 10 giugno alle 20.30 all’Auditorium Mauro Panzeri del Centro Fatebenefratelli di Valmadrera. La serata dedicata al McKinley sarà in presenza e aperta al pubblico ma i posti disponibili sono limitati e da prenotare al link gestito dal Comune di Valmadrera: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-6-19-luglio-1961-parete-sud-mount-mc-kinley-citta-di-lecco-alaska-61-157064906363.

La celebrazione dell’importante scalata può essere anche un buon motivo per ricordare Achille Patitucci (1903-1967), illustratore e giornalista, che attraverso le pagine del Corriere della Sera e della Domenica del Corriere contribuì in quegli anni a divulgare le conquiste compiute dagli alpinisti italiani, a cominciare sette anni prima dal K2, la “montagna degli italiani” alla quale dedicò una tavola distribuita gratuitamente dal “Corrierone” a circoli e scuole.

La tavola di Achille Patitucci apparsa nel 1961 nelle pagine della Domenica del Corriere. In apertura i soccorsi a Jack Canali, vittima di un congelamento.

Patitucci, che in un angolino delle sue tavole si firmava “PAT.-“, disponeva semplicemente, nel suo elegante ufficio di via Solferino, di un foglio di carta da disegno, una penna e un calamaio con inchiostro di china. La riuscita delle sue tavole era dovuta non solo alla sua abilità, ma anche allo scrupolo con cui si documentava attingendo a tutte le testimonianze possibili. Dino Buzzati e Carletto Graffigna, provetti alpinisti e testimoni nelle colonne del Corriere dell’alpinismo di quei tempi, erano tra i suoi più assidui “consulenti”.

Ne risultavano disegni con indicate le vie di scalata, le quote raggiunte, i bivacchi, e altri particolari: un bivacco sbagliato, il punto in cui veniva paracadutato del materiale, una seraccata che metteva a dura prova gli scalatori, il campo base. Erano insomma tavole “parlanti” (come quella pubblicata qui sopra) che mettevano in moto la fantasia del lettore e restavano negli archivi come testimonianze di un alpinismo sicuramente irripetibile, non ancora sottomesso alle tecnologie satellitari. Ed erano anche capolavori di una grafica di cui si è ormai persa traccia. 

Particolare importante. L’originale della tavola ora pubblicata in MountCity venne esposto alla fine dell’altro secolo a Milano, nell’ambito della mostra “Alpi, spazi e memorie” ospitata ai Musei di Porta Romana con l’allestimento dell’architetto Lorenzo Serafin. “La salita di Cassin e soci ebbe gli elogi del presidente J.F.Kennedy e ancora oggi è una splendida testimonianza di amicizia”, ha commentato di recente Marta Cassin, nipote del celebre alpinista e a sua volta presidente della Fondazione che gli è dedicata. Sarebbe un gesto apprezzabile se, in occasione del sessantennale della scalata, si dedicasse un devoto pensiero anche alle “conquiste” compiute con l’inchiostro di china dal grande “Pat”, per molti di noi incanutiti giornalisti un artista di grande valore e una persona indimenticabile. (Ser)

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