Addii. Amedeo di Aosta, grande amico delle montagne

La notizia della scomparsa, il 1° giugno 2021 per arresto cardiaco, del principe Amedeo d’Aosta di Savoia, 77 anni, suscita una certa, giustificata tristezza tra gli amici della montagna. A rendere nota la morte è stato un comunicato diffuso dai familiari: “La Real Casa di Savoia annuncia: questa mattina si è spento, in Arezzo, S.A.R. il Principe Amedeo, Duca di Savoia e Duca d’Aosta”. 

Amedeo, figlio di Aimone di Savoia, era nato a Firenze il 27 settembre del 1943 pochi giorni dopo il subbuglio dell’armistizio che vide l’Italia schierarsi a franco degli alleati anglo-americani contro la Germania nazista. Nel 2006 entrò in conflitto con il cugino Vittorio Emanuele di Savoia per il ruolo puramente onorifico di Capo della Real Casa. Nel complesso intreccio dinastico delle Corone europee, il Duca d’Aosta in quanto discendente del re di Spagna Amedeo I, era anche 41esimo in linea di successione al trono spagnolo.

Ma ciò che conta nella ristretta cerchia degli amici della montagna è la passione per le vette da Amedeo condivisa con lo zio Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi “che da buon Savoia aveva i piedi nel mare, la testa in montagna e lo sguardo rivolto verso l’Africa”, e anche con la zia Maria José, intrepida scalatrice più volte legata alle corde delle guide valdostane.

Sciatore impeccabile, fu allievo di Vittorio Chierroni e Celina Seghi

Alle “altezze reali” Amedeo, persona colta e di spirito, dedicò nel 1998 al Monte dei Cappuccini la mostra “Picchi, piccozze e altezze reali” con la collaborazione della cugina Maria Gabriella e, tra gli altri, di chi scrive queste note. “Questa mostra vuole anche essere un invito a considerare la montagna con rispetto, come una impagabile scuola di vita”, spiegò. Furono esposte 150 tra fotografie, stampe, incisioni, affiancate da cimeli e ricordi selezionati da Amedeo stesso. Una carrellata in cui fecero capolino i nomi più belli delle famiglie reali d’Europa, principi e re protagonisti della storia degli ultimi 150 anni. 

Fuggire l’etichetta, mescolarsi alla gente o starsene soli lassù: per i protagonisti della mostra la vetta fu esattamente il contrario del simbolo araldico che essa rappresenta. Amedeo non esitò a mettere a frutto anche la parentesi sciistica della sua giovinezza che fu lunga e felice. In discesa libera andava veramente forte. Allievo prediletto degli abetonesi Vittorio Chierroni e Celina Seghi, si rivelò un campione fra gli sciatori juniores nel ’58 a Bormio.

“Un aspetto”, scrisse, “mi piacerebbe che emergesse da questa mostra al Museo della Montagna: la voglia di sperimentare, la curiosità, la ricerca di nuovi orizzonti quali motivi ricorrenti della mia famiglia. Mia nonna, Elena di Francia, attraversò avventurosamente diverse catene montuose in Africa. Mio zio Amedeo, terzo duca d’Aosta e viceré di Etiopia, si coprì di gloria arroccandosi sull’Amba Alagi che con i suoi 3411 metri ricorda anche nella forma il Cervino”.

Grazie anche all’esperienza del coordinatore Aldo Audisio, la mostra ebbe successo. Fra i cimeli esposti ce n’era uno ad Amedeo molto caro: la piccozza usata da suo padre Aimone nella spedizione del ’29 in Karakorum che fu un importante preludio alla conquista italiana del K2 avvenuta nel 1954. (Ser)

Con Annetta Stenico, gloria dell’alpinismo trentino (ph. Serafin/MountCity)

One thought on “Addii. Amedeo di Aosta, grande amico delle montagne

  • 02/06/2021 at 22:47
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    sapevo solo che nella sua tenuta l’anpdi faceva lanci, lieto di leggere anche della sua attività in montagna, spesso dai rami cadetti si sono formati uomini di qualità superiori ai quelle dei regnanti per quanto sia storia del passato. requiem

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