Cuneo, dove la felicità è di casa

Resterebbe allibito Nuto Revelli (1919-2004). Quel “mondo dei vinti” dove nel 1977 lo scrittore ambientò una famosa ricerca denunciando le condizioni di vita dei contadini poveri delle vallate cuneesi, si scopre ora la provincia più felice in Piemonte. A determinare questo successo sono uomini con più di 64 anni. Risultano di professione dirigenti, tecnici, insegnanti, come rivela un sondaggio dell’Ires Piemonte, istituto pubblico di ricerca che, con 1200 interviste, ha misurato la “soddisfazione complessiva” dei piemontesi. 

Una novità? Per modo di dire. Già nel 2015 la Provincia Granda, ovvero l’area vasta di Cuneo, risultava tra le migliori d’Italia per il relativamente basso tasso di disoccupazione (5,3 %), battuta solo da Bolzano (3,8%) e Vicenza (4,8%).

A queste statistiche si aggiunge, notizia dell’ultima ora, un annuncio dato il 28 giugno dal quotidiano La Stampa: nell’anno terribile del Covid il turismo a Cuneo e nel territorio dell’Atl del Cuneese è sì crollato, ma non si è azzerato. Registra numeri migliori rispetto al resto del Piemonte e d’Italia. Insomma, c’è stata la resilienza nel periodo più difficile e ora la ripartenza è su basi migliori rispetto ad altri territori. 

Sembrerebbe quindi che in questa terra le cose funzionino a dovere, favorite dalla laboriosità e dalla propensione al risparmio dei suoi abitanti. Stanno veramente così oggi le cose in queste terre? Davvero è solo un ricordo l’emigrazione di massa nel dopoguerra verso le grandi industrie della città e l’avvento dell’industria, dei grandi allevamenti, del turismo che sfigura il paesaggio? 

Dai racconti dei 270 intervistati da Revelli – i contadini e montanari delle valli cuneesi, i vinti di sempre – emerge la condizione umana di una minoranza costretta a lasciare il proprio ambiente e i propri modelli di vita e s’intuisce lo specchio di una società malata.

Nell’anno terribile della crisi del Covid può apparire singolare che la Provincia Granda si scopra tanto felice. L’istituto di ricerca nota che sono più soddisfatti gli uomini delle donne (che hanno “manifestato una maggiore paura di perdere il lavoro”), più gli anziani dei giovani (solo il 31% della fascia di età 18-24 anni contro il 48% degli over 64). 

Questo non significa che le aree alpine siano quelle in cui si vive meglio come cerca di dimostrare il sociologo Christian Arnoldi nel suo libro “Tristi montagne. Guida ai malesseri alpini”. Non per caso la Valle d’Aosta è la regione in cui si bevono più alcolici in base al  Rapporto Osservasalute 2018. E’ seguita a ruota da Bolzano e dal Friuli Venezia Giulia. Brutti segni.

Per contro, Milano dovrebbe essere la provincia d’Italia dove si vive meglio. A stabilirlo è una classifica redatta nel 2018 dal Sole 24 Ore. Va riconosciuto che a Milano funzionano quasi sempre a meraviglia i mezzi pubblici e che le strutture sanitarie poco prima della pandemia non temevano confronti con altre città. Ma la soddisfazione più grande per i milanesi è sapere che Milano supera in classifica due bellissime città alpine come Bolzano, seconda, e Aosta, terza. Insomma, è come se la cosiddetta cultura urbana avesse sopravanzato quella alpina, come se si fosse infranto quel limite invisibile che separa la montagna dalla pianura. 

In un’altra classifica risalente al 2017 a dominare tra le aree dove si vive meglio è invece tutto il Nordest: dopo Bolzano, vincitrice assoluta, viene Trento e nelle prime dieci posizioni troviamo Pordenone (nona), Udine (decima) e Treviso che guadagna 14 posizioni e chiude al sesto posto. Questa classifica è stata stilata sulla base di un’indagine del Dipartimento di statistiche economiche dell’Università La Sapienza di Roma. Gli indicatori sono affari e lavoro, ambiente, tasso di criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, fruizione dei servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita in generale. 

Le statistiche danno però di frequente risultati in contrasto tra loro. Meglio non fidarsi troppo. Nel 2017 Il Sole 24 Ore dimostrò che in genere si sta meglio dove spira aria di montagna. In questo caso era Belluno la regina della classifica della qualità della vita e ben sette province montane si trovavano nei primi dieci posti. 

Invece alla fine del 2020 il referendum del quotidiano economico sulla qualità della vita nelle province italiane sulla base di 90 indicatori vede salire sul podio Bolzano e Trento (2° e 3° posto), mentre Aosta è solo settima e addirittura al 28° posto per ambiente e servizi. Belluno, la provincia delle Dolomiti, si colloca questa volta al 46° posto nella classifica dopo essere stata al 51° posto nel 2019 e al quarto nel 2018. La classifica generale premia inaspettatamente Bologna, seguita come si è visto da Bolzano e Trento. E il dilemma rimane: meglio vivere in città o in montagna? (Ser)

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