Il capriolo, come noi, va in cerca di frescura

Con i cambiamenti climatici i caprioli decideranno di trasferirsi più in quota. Un po’ come i bipedi terrestri, quelli che se lo possono permettere e sono stufi di sbuffare nelle torride città… Lo dicono due ricerche condotte dalla Fondazione Edmund Mach di Mezzocorona (Trento) che dal 2008 continua gli scopi e l’attività dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige, fondato nel 1874. Il primo studio ha consentito di prevedere la distribuzione dei caprioli sulle montagne trentine nei prossimi decenni. Sono stati confrontati i dati di spostamento degli animali, precisamente quelli raccolti dall’Università di Padova-Dipartimento Dafnae all’inizio del 2000, e le più recenti localizzazioni di collari Gps della Fondazione Mach, associati a una proiezione climatica sviluppata con i dati di Meteotrentino. 

Lo studio, che ha riguardato il Parco Adamello Brenta e zone circostanti nelle valli Rendena e Giudicarie, ha dimostrato che il limite delle coperture nevose si troverà a quote maggiori. Ne consegue che il capriolo (foto in apertura, archivio APAM) preferirà occupare in modo stabile versanti ad altitudini superiori alle attuali, non migrando più tra siti stagionali invernali ed estivi.

Una seconda ricerca condotta nei boschi della valle di Cembra ha chiarito i processi cognitivi che sottendono alle decisioni relative alla ricerca di nutrimento negli ungulati, dimostrando che la ricerca di cibo è dovuta prevalentemente al ricordo di esperienze effettuate in precedenza. Le ricerche condotte dalla Fondazione Edmund Mach sono pubblicate sulle riviste scientifiche internazionali “Scientific Reports” (del prestigioso gruppo Nature) e “Pnas” (organo ufficiale della United States National Academy of Sciences).

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