Sentiero Italia Cai. In uscita le guide del Nordest

Un viaggio di 7.638 chilometri in 500 tappe e attraverso 20 regioni. Questo è il Sentiero Italia Cai illustrato in 12 volumi che via via vengono dati alle stampe. Venticinque sono gli autori coinvolti nella collana, venticinque esperti che, nel 2020 dei divieti hanno percorso, valutato e descritto l’intero sentiero. I volumi sono in uscita mensile dal 20 aprile, primo fra tutti quello dedicato ad Emilia Romagna, Toscana, Liguria. La raccolta è nata dalla collaborazione con Idea Montagna, casa editrice diretta da Francesco Cappellari, all’interno della quale opera Denis Perilli, rinomato autore di guide di escursionismo, socio del Cai di Rovigo. A Denis è affidato il racconto del Nordest in qualità di coautore: si tratta del volume sul Trentino Alto Adige in uscita giovedì 20 maggio (qui sopra una foto dello stesso Perilli) realizzato con il compaesano Lorenzo Comunian, e di quello successivo su Veneto e Friuli Venezia Giulia scritto con Anna Sustersic, in libreria dal 20 giugno. MountCity lo ha intervistato.

Denis Perilli

Il racconto di Denis Perilli, camminautore

“Prima di rispondere alle domande che fin troppo gentilmente mi sono state poste da MountCity”, esordisce Denis Perilli, “vorrei prendermi un po’ di spazio per porre l’attenzione su alcune mie convinzioni nate dopo aver avuto la fortuna di camminare sul Sentiero Italia Cai. Il mio nome appare sulla copertina di due volumi, ma un po’ me ne vergogno. Qualche merito sicuramente me lo prendo, ma vorrei fosse ben chiaro che qui i veri protagonisti sono altri. Il Sentiero Italia Cai non esisterebbe senza quell’idea un po’ folle di un gruppetto di ‘camminatori’ che negli anni Ottanta ha inventato un percorso a dir poco meraviglioso. Il Sentiero Italia non esisterebbe neppure se il Club Alpino Italiano non avesse ripreso in mano il progetto rendendolo sicuro e appetibile per molti amanti della natura. Le guide non esisterebbero se non ci fosse una squadra di autori, un editore e uno staff di persone che si occupano esclusivamente di questo grande trekking. I ‘miei’ volumi non esisterebbero senza la collaborazione diretta con Lorenzo Comunian e Anna Sustersic, amici e coautori, e senza quella indiretta con persone che in vario modo mi sostengono e aiutano. Questa stessa opportunità di parlarne non esisterebbe se un grande amico non si fosse fatto vivo per darmi spazio. Premesso tutto ciò, cerco di farmi portavoce di tanti ‘compagni di viaggio’ e spero di farlo in modo degno”.

Che effetto fa, Denis, partecipare a un viaggio di 7.638 km, 500 tappe e 20 regioni?

“Preciso subito di non aver mai percorso così tanta strada a piedi, il mio cammino per il Sentiero Italia Cai non ha superato le poche centinaia di km: diciamo che ci stanno dentro quelle contabili con una sola mano. La cosa che sicuramente fa effetto è pensare che io sono partito dove qualcun altro è arrivato e che ho lasciato un testimone ideale a un altro compagno di avventura che è proseguito oltre i miei passi. L’idea della staffetta è l’immagine più emozionante di questo gran gioco di squadra che si è rivelato essere il Sentiero Italia Cai. Questo è un viaggio non solo in senso fisico, lo è a livello di sensazioni, di conoscenze umane, di collaborazioni, di progetti, di piccoli problemi da risolvere e di immancabili soddisfazioni”.

Il Sentiero Italia Cai viene illustrato in dodici volumi: sono sufficienti per comunicare le tante attrattive del trekking più lungo del mondo?

“Onestamente credo di no, ma dal punto di vista editoriale non si può andare oltre. La difficoltà più grande si è posta nel momento in cui ho (anzi abbiamo, perché si tratta di un lavoro condiviso) scelto il materiale fotografico. Dopo aver percorso una tappa vorresti raccontarla tutta, il tuo desiderio è quello di far rivivere anche agli altri le tue emozioni. Questo non è possibile, ovvero lo può diventare solo nel momento in cui altri andranno a ricalcare i miei passi, che in realtà non sono neanche miei, ma di chi il Sentiero Italia l’ha ‘inventato’ negli anni Ottanta”.

Quale è stato il maggiore impegno nel raccontare i sentieri del Nordest, da te affrontati come coautore del volume sul Trentino-Alto Adige con il compaesano Lorenzo Comunian, in uscita il 20 maggio? 

“Il maggiore impegno è quello che ancora oggi mi coinvolge. Espletata la parte ‘attiva’, ossia l’andar per monti, sono giunte le incombenze da sbrigare seduto con i piedi sotto la scrivania. Il lavoro è colossale, non solo il mio, ma quello di tutti gli autori, dell’editore (soprattutto il suo) e di tutto lo staff che ruota attorno al Sentiero Italia Cai. Dal di fuori non ci si può rendere conto di quanto sia complessa la macchina organizzativa che spinge sulla comunicazione legata alle guide e su tutta una serie di eventi legati al Sentiero Italia stesso. C’è una squadra in cui ognuno ha il proprio ruolo, una sfida davvero interessante e stimolante. Entrando nel dettaglio del nostro volume, Lorenzo e io siamo andati via a testa bassa. In montagna ci siamo divertiti non poco, abbiamo instaurato nuovi rapporti con le svariate persone incontrate e abbiamo brindato a ogni fine tappa. A testa bassa siamo andati via pure nel descrivere le tappe, le note culturali-naturalistiche e il corredo di informazioni complementari. Un lavoro non banale e che ha richiesto, e richiede, molto tempo. Una serie di fatiche che il continuo entusiasmo ha comunque costantemente abbattuto in favore di una gioia che giorno dopo giorno continuiamo a gustarci”.

Come sono sembrati al confronto con quelli del Trentino-Alto Adige gli itinerari del Veneto e Friuli-Venezia Giulia percorsi con Anna Sustersic, in libreria dal 20 giugno?

“Io ho percorso solo le tappe venete, quelle friulane me lo sono godute in fase di impaginazione del volume. Una vera differenza non l’ho trovata, nel senso che il ‘confine’ (termine che a me non piace) è assolutamente impercettibile, lo si può notare solo prestando attenzione alla segnaletica sui sentieri e sulle strade. A dover proprio trovare uno stacco netto, in termini ambientali e culturali, questo l’ho percepito al Passo Monte Croce di Comelico, dove si abbandonano le Dolomiti per immergersi nei silenzi del Comelico che via via portano i passi verso la Carnia. Già lì ci si accorge che il cammino prende un’altra piega, proiettato verso spazi più ampi e riservati”.

Avete anche sviluppato aspetti enogastronomici, culturali, sportivi. È rimasto un po’ di spazio per gli aspetti ambientali dei territori attraversati?

“La ritengo una domanda provocatoria e simpatica di chi mi conosce bene. Gli aspetti ambientali sono stati, sono e saranno sempre al primo posto. Io ritengo che per punire chi si macchia di reati ambientali bisognerebbe far percorrere a codesti scellerati almeno una decina di tappe del Sentiero Italia Cai. Non ho alcun dubbio: da soli capirebbero quante e quali sono le meraviglie che il nostro Pianeta ci regala ogni giorno e da soli si vergognerebbero anche solo di aver gettato una buccia di banana fra i boschi delle montagne attraversate. Il Sentiero Italia Cai potrebbe essere ripensato come un qualcosa di curativo per l’anima”.

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