Val di Mello in subbuglio. Prima no, poi si alle ruspe. Che ora nessuno vuole

Dopo due anni di silenzio, con una pandemia in mezzo, sono iniziati i lavori per la realizzazione del percorso protetto per persone disabili in Val di Mello. Contro il progetto presentato nel 2019 dall’Ersaf, Ente regionale lombardo per i servizi all’agricoltura e alle foreste, si erano a suo tempo schierati ambientalisti e guide alpine. Lo storico Cai valtellinese era sceso in campo per opporsi. Forte preoccupazione era stata espressa anche dalla non meno storica Società Escursionisti Milanesi che tra quelle vallate al confine con la Svizzera dispone del bellissimo rifugio “Omio”. Vennero raccolte firme (oltre 60mila), effettuati numerosi sopralluoghi e, infine, si arrivò a una sofferta mediazione. “Devastare a colpi di ruspa una sezione del giardino Incantato della Val di Mello”, sostennero all’epoca i milanesi della Sem, “è secondo noi un atto di arroganza, anche se portato avanti – in buona fede – in nome dei disabili”.

Poi l’accordo venne certificato in un comunicato diffuso dall’assessore regionale alla Montagna Massimo Sertori, condiviso da tutte le parti in gioco. La proposta di intervento risultò ridotta ai minimi termini. Si optò per un sentiero percorribile dalle joëlette riservate ai diversamente abili, ma non dalle carrozzine. “Torniamo in valle con un occhio vigile”, spiegò Gabriella Suzanne Vanzan, responsabile di Mountain Wilderness Lombardia, “perché i lavori corrispondano davvero a quanto pattuito”.

I lavori in corso in val di Mello in quest’immagine di Antonio Malandri da Sondrio Today. In apertura la sponda sinistra orografica della vallata dove passerà il sentiero per disabili in preparazione.

Adesso i lavori hanno avuto inizio e forse è ancora presto per stabilire se corrispondano ai patti. Ma già sui social si è scatenata la bagarre. L’organo d’informazione online sondriotoday.it ribadisce il disappunto espresso dalle Guide Alpine della Val di Mello nel 2019 per il progetto, redatto da Ersaf, ritenuto fuori luogo ed invasivo per quella vallata che per molti resta un gioiello di tutto l’arco alpino.

“Molti mi chiedono cosa pensi di quanto sta accadendo in Val di Mello”, scrive oggi sui social Giuseppe Popi Miotti che su quei graniti ha scritto pagine importanti nella storia dell’alpinismo. “Da anni mi sono dato la risposta: chi decide non ha alcun sentimento e gran coscienza della natura di un luogo e della sua storia (che spesso sono inscindibili); e, se ce l’ha, lo seppellisce sotto l’interesse, di tasca, di necessità, di partito o qualunque esso sia. Dialogare con tali persone e tali enti è impossibile e neppure conveniente per mere questioni di cultura = spreco di energie…”.

Il fatto è che con “queste persone” qualcuno adulto e vaccinato (non ancora per il covid) ha raggiunto due anni fa un accordo e l’unica cosa che ora può interessare è se quell’accordo viene rispettato. I primi a saperlo dovrebbero essere il Cai, Mountain Wilderness e le Guide alpine. Ma per ora, mentre questo articolo viene messo in rete, su quel versante tutto tace e il dibattito continua sui social. (Ser)

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